Preghiera e consapevolezza

7 Dic 2025 | Consapevolezza | 6 commenti

Una lettura di circa 19 minuti

Il contenuto degli ultimi due approfondimenti pubblicati tra le Info Utili era volutamente rivolto a persone “adulte”, ovvero con una raggiunta maturità spirituale che le avesse rese capaci di distinguere i racconti per bambini da qualcosa di molto più profondo e costruttivo.

Oltre a distinguere la lezione morale dal fatto storico, significa aver compreso che l’Amore di Dio è immutabile e non legato al nostro comportamento e che le leggi della Vita che regolano questo Universo ci portano a soffrire intrinsecamente già in questa esistenza, che non consiste in un esame da superare per ottenere il paradiso, ma in molto di più.

Puoi recuperare gli articoli qui:
Come riattivare il ricordo di chi siamo grazie alla nostra Anima
Un metodo certo e privo di rischi per accrescere la nostra Consapevolezza

Premessa

È doveroso premettere che questo scritto non intende screditare l’atto della preghiera, ognuno di noi prega come ne sente il bisogno e con la modalità in cui meglio percepisce di avere una risposta o una sensazione di pace e serenità.

Queste poche righe hanno lo scopo di ricordarci che “noi” siamo parte della divinità a cui rivolgiamo le suppliche, che siamo fatti della stessa sostanza del Padre e appena ci libereremo dai condizionamenti che ci rendono mendicanti di grazie potremo alzare la testa, strappare il velo della materialità e renderci conto che abbiamo un corpo già morto se non fosse per la parte animica che lo abita e lo anima.

Pertanto, la nostra immortalità è già presente, abituiamoci a utilizzarla ogni giorno di più e la preghiera è un ottimo ricostituente.

Quello che le religioni considerano “peccato”, ovvero un atto di offesa verso il creatore, per una persona che ha raggiunto una buona maturità spirituale diventa un atto di tradimento verso la propria natura che, come conseguenza, andrà a generare dolore a sé stesso e a chi ci gli sta vicino.

Un peccato viene quindi visto da un siffatto soggetto come un errore e non un crimine che può condannarlo a un inferno eterno.

Cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre.

Cos’è la Preghiera?

Lo stesso vale per la “preghiera” come intesa in questa trattazione, che ha lo scopo di portarci a identificarla non più come un elemosinare suppliche verso l’esterno, ma un vero dialogo interno col nostro Sé tale da farci rimettere in sintonia con le forze dell’Universo.

Potremmo chiederci se è ancora logico pregare per qualcuno o per ottenere qualcosa quando arriviamo a percepire la nostra unicità con Dio, ma la risposta è comunque affermativa; anzi, la preghiera diviene una forma di meditazione che ci aiuta a percepire sempre più la presenza animica che alimenta e tiene vivo il nostro corpo fisico.

Ci è stato insegnato che la preghiera è una forma di rifugio e di colloquio con Dio, il modo in cui chiediamo dei favori, delle suppliche e che è necessario pregare con formule per ottenere qualcosa in cambio.

La preghiera, quella autentica, è probabilmente il mezzo più potente che abbiamo per cambiare noi stessi e per evitare quello che accade nella maggior parte dei casi, ossia che le nostre richieste sembrano cadere nel vuoto.

La preghiera nei secoli è stata travisata per portare chi prega a chiedere dei cambiamenti esterni, dei miracoli esteriori anziché interiori e tutto ciò è stato causato volutamente per tenere i popoli in uno stato di sudditanza senza uso di forze materiali, è stata sufficiente la promessa di un paradiso o di un inferno eterni.

Come nell’immagine qui sotto, il modo di pregare che le maggiori religioni hanno tramandato alle varie generazioni è lo stesso di quello adottato quando si scriveva una lettera al re, iniziando con le lodi per terminare con le richieste e la promessa di essere servitori fedeli.

Perché le nostre preghiere non vengono esaudite?

Il problema per chi è abituato a pregare nel modo classico sorge quando le richieste non vengono esaudite.

Allora ci si sente in colpa per non aver meritato quanto chiesto credendo che la causa consista nel fatto di non aver pregato abbastanza o per un particolare comportamento fisico o morale che abbiamo tenuto.

Ci comportiamo come dei mendicanti spirituali che implorano qualcosa con la paura di non meritarla davvero e non ci rendiamo conto, finché non abbiamo raggiunto un certo livello di consapevolezza, che la preghiera è un mezzo potentissimo per la nostra esistenza ed evoluzione.

Quando una nostra richiesta non viene esaudita possono balenarci nella mente seri dubbi a partire dalla reale esistenza di Dio, al fatto che non ha ascoltato le nostre suppliche fino ad arrivare al dubbio che non siamo degni di ascolto.

C’è qualcosa di veramente importante che non consideriamo e consiste nel fatto che “chiediamo” qualcosa senza riflettere sul motivo della presenza di quella determinata cosa o evento e sul perché vogliamo cambiare un determinato fatto.

Gesù Cristo quando pregò nell’orto degli ulivi, nel Getsemani, si rivolse al Padre e disse “allontana da me questo calice”, ma compreso che le leggi della Natura non potevano essere cambiate entrò in sintonia con la volontà di Dio e aggiunse “sia fatta non la mia, ma la tua volontà”.

Un altro episodio similare che riguarda la preghiera viene riportato nella raccolta God Alone: The Life and Letter of a Saint e viene narrato in prima persona da Sri Gyanamata, allieva di Paramhansa Yogananda:

Ero inginocchiata nella cappella, immersa nella preghiera; pensavo a qualcosa che stava per accadere nella mia vita e che mi colmava di apprensione. Sapevo che per volontà di Dio non avrei potuto evitare quell’esperienza, che proprio in quel momento si stava avvicinando a me. All’improvviso Dio mi suggerì la preghiera che avrebbe ascoltato e io subito risposi: “Non cambiare le circostanze della mia vita, cambia me.

Il vero scopo della preghiera

La preghiera come siamo stati abituati a intenderla cerca di cambiare l’universo attorno a noi, mentre in origine nacque come metodo per poterlo comprendere.

Siamo noi a dover cambiare e divenire capaci di comprendere le leggi della Natura che, tradotte in forma semplice, consistono nell’allineare la nostra volontà a quella di Dio.

Un paragone molto semplice per comprendere i due sistemi potrebbe essere quello del vento che soffia impetuoso.

Gli individui abituati ad aver timore della natura si chiudono in casa e sperano che l’evento cessi presto, magari invocando un intervento divino.

Chi, invece, ha maturato un discreto livello di consapevolezza comprende la necessità di quei spostamenti di masse d’aria, la loro causa, e ne contempla la forza, magari sfruttando tale evento e programmando, se necessario, degli interventi di sicurezza, ben sapendo che non può andare contro le forze della Natura, bensì cooperare con esse.

Come pregare con consapevolezza

Per giungere a poter pregare in maniera differente da quello che ci hanno insegnato senza crearci alcun senso di colpa o dei problemi psicologici dovuti al dubbio di stare commettendo un errore di comportamento, andando contro alle tradizioni dei nostri cari e dei nostri avi, dobbiamo “maturare” in consapevolezza mettendo in pratica tre passaggi molto importanti:

PRIMO PASSAGGIO
Quando preghiamo dobbiamo smettere di chiedere ed implorare.

Dobbiamo, invece, comprendere il motivo degli eventi che ci hanno condotti a pregare in quel frangente, a comprendere quali eventuali leggi naturali abbiamo travisato.

In questo contesto la richiesta che possiamo porre a Dio è proprio quella di arrivare a comprendere noi stessi e quello che ci sta attorno così da divenire autonomi nella gestione degli eventi.

SECONDO PASSAGGIO
Quando preghiamo dobbiamo essere consapevoli di quello che è accaduto, accettare determinate situazioni dovute a cause naturali, come ad esempio il fatto di essere invecchiati e di avere meno forza fisica.

Il vecchio sistema di preghiera ci ha abituati ad opporci alla realtà cercando di cambiarla a nostro favore con le suppliche e non ci accorgiamo che otterremo altro dolore.

Accettare con consapevolezza è quello che ha fatto Gesù nel Getsemani quando la sua preghiera è diventata “sia fatta la tua volontà e non la mia“, ovvero l’allineamento della volontà personale con le leggi della Natura, con Dio.

Tutto questo non significa rassegnazione, ma comprensione e allineamento alle forze superiori che ci governano e di cui facciamo parte anche noi.

Con l’accettazione anche la nostra mente non sprecherà energie in opposizioni insensate e avremo una liberazione di energia anche a livello sottile che ci tornerà utile in molte altre occasioni.

TERZO PASSAGGIO
Quando preghiamo dobbiamo concentrarci completamente su ciò di cui abbiamo necessità e far diventare il vecchio sistema passivo composto da richieste e suppliche in un piano di azione attivo ove la nostra concentrazione servirà per agire, trovare la forza e il coraggio per mettere in pratica ciò in cui crediamo, la nostra fede deve divenire pratica per portare frutto.

Se prima pregavamo verso qualcosa di esterno, di etereo, ora la preghiera diventa un atto creativo, un piano di azione ove chiediamo di comprendere, agire, accettare per divenire consapevoli del problema e risolverlo come figli di Dio, non lanceremo più dei pensieri nell’aria, ma attiveremo concretamente delle azioni pratiche.

Con il nuovo modo di pregare diventeremo noi stessi la risposta alla nostra preghiera.

Comprenderemo che per la guarigione occorre prendersi cura di noi stessi in tutti i campi, per la pace nel mondo dobbiamo cambiare internamente e non provare più rabbia e rancore verso il prossimo per non alimentare ancora di più l’enorme egregora energetica che i media tengono ben attiva.

Comprenderemo che chi ama il potere e desidera comandare sugli altri non è un essere capace di consapevolezza elevata, ma in lui alberga una forma energetica che lo fa muovere come un burattino.

Dobbiamo trasformarci da mendicanti imploranti a soldati spirituali, dei veri Kshatriya come accennato qui, quando abbiamo parlato della suddivisione delle caste indù.

Per essere dei guerrieri occorre guardare in faccia la verità senza paura, cercare i miracoli dentro noi stessi come Gesù ci ha lasciato detto quando ha affermato “farete cose più grandi di queste”.

E se fosse Dio che sta cercando noi e non viceversa?

Tutto sarebbe più semplice se la smettessimo di comportarci come se dovessimo vivere in eterno con il corpo fisico e cominciassimo a percepire l’essenza stessa con cui siamo presenti e per cui camminiamo su questo pianeta.

Gli insegnamenti di Rudolf Steiner sulla preghiera

Se il contenuto di quanto sopra descritto non fosse sufficiente a farci riflettere con il cuore, possiamo trovare qui di seguito un insegnamento prezioso che Rudolf Steiner ci ha lasciato nel corso di una sua conferenza nel 1909 che non viene quasi mai citata, probabilmente perché fornisce un vero scossone alle credenze che vengono tramandate da secoli proprio sulla preghiera.

Steiner mette a nudo senza alcuna riserva cosa si celi nelle modalità tramandate dai credi religiosi sulle orazioni e le preghiere, e ci fornisce un sistema per connetterci realmente con la nostra parte divina onde evitare di perseverare in riti ripetitivi utili solamente a qualche forza esterna.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la mente umana cade in un loop pericoloso quando è obbligata anche inconsapevolmente a ripetere sempre le stesse cose, in quanto si trova in una prigione virtuale autocostruita o imposta con l’educazione, prigione che impedisce lo sviluppo della coscienza e la liberazione della parte animica.

Rudolf Steiner ci conferma che Dio non ha mai smesso di ascoltarci, siamo noi che parliamo all’indirizzo sbagliato perché crediamo che Esso sia là fuori da qualche parte, mentre invece si trova dentro di noi, nel nostro Sé superiore e continuando a pregare nella metodica classica ci allontaniamo sempre di più anche da noi stessi.

Steiner ha scoperto che esiste una barriera tra noi e Dio, barriera creata non da quest’ultimo, ma dalle istituzioni religiose.

Quando preghiamo nel modo classico, ripetendo delle formule o chiedendo qualcosa verso l’esterno, siamo connessi con la nostra parte astrale e la nostra richiesta non va verso l’alto, come pensiamo, ma rimane bloccata in un circolo virtuale chiuso e va ad alimentare delle forze che tendono ad allontanarci ancora di più da Dio stesso.

Steiner ha spiegato perfettamente che esistono due forze che lavorano in opposizione per impedire la nostra realizzazione spirituale, ovvero la conoscenza del Cristo e del nostro Sé superiore.

Ne abbiamo già parlato in altre trattazioni sui corpi sottili, queste due forze sono quella di Lucifero, ovvero la forza che ci porta a fare esperienze mistiche con fantasia spirituale.

In particolare, quando sentiamo nella preghiera dei brividi o delle emozioni particolari fino alle lacrime e pensiamo sia Dio che ci contatta, altro non è che la forza luciferica in quanto la vera connessione col nostro Sé avviene con sobrietà e calma, con profondità.

Lucifero cerca di far confondere l’emozione con la spiritualità e lavora attraverso il corpo astrale infiammato (questo corpo può infiammarsi al pari del corpo fisico e dei suoi organi) e ci fa inseguire esperienze mistiche come fossero delle droghe.

Di esempi ne vediamo tutti i giorni, ora anche con internet attraverso il fiorire di gruppi religiosi che trasmettono paure e proclami degni di trame per film horror.

Più esperienze mistiche cerchiamo e più ci allontaniamo dal Cristo.

L’altra forza, che è ancora più pericolosa di Lucifero è quella di Arimane che cerca di bloccare l’individuo in una ripetizione materiale, ripetendo preghiere “morte”, sempre uguali.

La forza arimanica è quella che trasforma la preghiera in un rituale vuoto con parole imparate a memoria da ripetere senza sentire o pensare.

Steiner osservò, infatti, persone recitare preghiere in latino senza sapere cosa stessero dicendo e questo ripetuto da generazioni e generazioni.

Quando si prega in questa maniera non si sta andando verso Dio, ma si sta alimentando la forza arimanica in quanto Arimane cerca di far diventare le persone religiose senza essere spirituali, seguire regole senza pensare in maniera da tenere il più possibile le persone bloccate nel mondo materiale.

Steiner disse che le autorità ecclesiastiche crearono preghiere senza vita che fossilizzavano lo spirito invece di liberarlo, aggiunse che Lucifero e Arimane non sono nemici, ma forze opposte che lavorano assieme per mantenere gli esseri umani lontani dal Cristo, dal nostro Sé superiore.

Se tendiamo troppo verso Lucifero con esperienze mistiche ci ritroveremo con un ego infiammato e un allontanamento dallo Spirito, se tendiamo verso Arimane ci ritroveremo in una serie di rituali morti, in una obbedienza cieca a qualcosa di religioso e comunque lontani dallo Spirito.

L’equilibrio è il Cristo, la forza con cui possiamo essere centrati e liberi.

Come fare per trovare l’equilibrio della preghiera

Rudolf Steiner afferma che la vera preghiera inizia solamente quando arriviamo al silenzio astrale.

Senza ripeterci ulteriormente ricordiamo che siamo composti da quattro corpi:

– un corpo denso (quello fisico);

– un corpo eterico che serve a mantenere vivo quello fisico facendo battere il nostro cuore e garantendo la rigenerazione cellulare; infatti, quando il corpo eterico si separa da quello fisico avviene la morte;

– un corpo astrale, ove si manifestano le emozioni, i desideri, gli impulsi, la paura, la rabbia, ma anche gioia e passione ed è questa la particolarità di questo corpo, ovvero può oscillare tra gioia e tristezza, come accade alla maggior parte delle persone. Quando si prega a partire dal corpo astrale, Dio non ci ascolta per un fatto molto semplice, questo corpo ha un “rumore di fondo” che ci impedisce di connetterci con il Sé superiore e fintantoché non arriveremo al “silenzio astrale” non ci sarà alcun contatto;

– un corpo spirituale o Sé superiore (IO) ove abita il Cristo cosmico.

Ecco la procedura indicata da Steiner e confermata come estremamente efficace da chi ha deciso di applicarla riportando dei cambiamenti significativi e un incremento di consapevolezza.

1. Iniziare a “osservare” il proprio Sé Superiore

Sediamoci e rilassiamoci, quindi iniziamo a osservare i pensieri che passano come nuvole, senza alcun giudizio o critica, semplicemente osserviamo.

Steiner ha affermato che l’osservazione dei pensieri è la pratica spirituale più potente, in quanto noi non possiamo essere i pensieri essendo questi ultimi non nostri, ma siamo colui che in quel momento li osserva, ovvero la coscienza che percepisce i pensieri, il Sé Superiore.

Dobbiamo continuare a osservare i pensieri restando immobili, per un tempo variabile tra i tre e i dieci minuti circa o più se ne sentiamo il bisogno, finché accade qualcosa che ci porta ad una “presenza” di coscienza pura.

A partire da questo momento possiamo iniziare la nostra preghiera.

Steiner afferma che la maggior parte delle persone fa fatica ad arrivare a questo punto perché la parte astrale interviene sottoponendo preoccupazioni o sentimenti vari mentre i nostri sensi fisici percepiranno rumori esterni e altri disturbi che ci faranno allontanare dall’osservazione pura.

Rudolf Steiner ha ribaltato la concezione “penso, dunque sono”, affermando che noi non siamo i nostri pensieri, ma la coscienza che percepisce i pensieri e questa affermazione cambia totalmente il nostro comportamento; se arriva un pensiero cupo che prima ci trasmetteva paura, ora sappiamo che non è generato da noi, osserviamolo e lasciamolo andare, questa è libertà!

Per calmare in maniera rapida il nostro corpo astrale quando non riusciamo a osservare i pensieri, Steiner ha sviluppato una tecnica semplice, ma fondamentale: inspirare contando fino a 4, trattenere il respiro contando fino a 4, espirare sempre contando fino a 4 e trattenere polmoni vuoti sempre fino a 4, ripetere 4 volte questo ciclo ovvero 64 fasi in totale.

La respirazione è l’unico atto che connette il corpo fisico a quello spirituale, il punto di incontro tra il mondo materiale e quello spirituale.

Quando respiriamo in maniera ritmica armonizziamo i tre corpi inferiori (fisico, eterico e astrale) e solo allora il Sé Superiore può emergere.

Dopo aver praticato i 64 cicli di cui sopra fermiamoci a osservare e noteremo che ci sarà un silenzio particolare e saremo pronti per la seconda fase prestando attenzione a non cadere nell’errore tipico della maggioranza delle persone che arrivate a questo punto e percependo una particolare “presenza” iniziano a chiedere le loro necessità, elemosinando favori.

Occorre prestare attenzione a NON cadere in questo comportamento altrimenti il corpo astrale inizia nuovamente la sua attività e perdiamo la connessione col nostro Sé Superiore, la vera preghiera non è chiedere, bensì comunicare.

Quando comunichiamo non esiste alcuna distanza tra Dio e noi e ci rendiamo conto che Lui è qui, dentro di noi.

2. Portare l’attenzione nel chakra cardiaco

La seconda fase inizia appena abbiamo raggiunto il silenzio e consiste nel portare la nostra attenzione al centro del petto, nel chakra cardiaco ove dimora il nostro Sé Superiore assieme alla presenza Cristica.

Qui riconosceremo la presenza cristica e la conferma che Dio è sempre stato dentro di noi.

In questo contesto non dobbiamo né chiedere né ringraziare, solamente esserci e dobbiamo restarci dai 3 ai 10 minuti o più, non ha importanza quanto se non la profondità di questo stato.

La preghiera in questa fase consiste nel risveglio del Cristo in noi e tutto cambia.

3. Percepire le intuizioni

La terza fase consiste nel percepire le impressioni e le immagini che il Cristo cosmico ci trasmette in risposta a qualche problema che ci affligge: si tratta di intuizioni che ci arrivano direttamente dal Sé Superiore, il quale comunica proprio in questo modo, attraverso una conoscenza diretta.

Se ci arriva una intuizione di separazione o che amplifica il nostro ego, non ci arriva dal nostro Sé superiore, ma si tratta di una interferenza Luciferica; mentre se l’intuizione percepita ci trasmette paura o dubbio si tratta di una interferenza Arimanica.

Le vere risposte del Sé Superiore sono unificanti, amorevoli, portano chiarezza in quanto arrivano direttamente dal Cristo.

4. Percepire il nostro Sé superiore

Quando iniziamo a percepire il nostro Sé Superiore ce ne accorgiamo immediatamente dai fatti che ci accadono, dalle sincronicità e dalle azioni corrette che facciamo.

La nostra vibrazione diventa armonica con quella del mondo in quanto non preghiamo più per “cambiare il mondo”, ma siamo noi stessi a cambiare risvegliandoci.

La conferma che siamo connessi col nostro Sé Superiore e non stiamo solamente fantasticando possiamo ottenerla se troviamo conferma in questi tre fatti:
– Proviamo calma e nessuna ansia innanzi alle situazioni che stiamo affrontando.
– Sentiamo compassione per le persone, ma percepiamo quando fermarci e non andare oltre.
– Notiamo una sincronicità negli eventi e nei fatti senza la nostra pianificazione.

Se sussistono questi tre eventi allora significa che la nostra preghiera avviene nel Sé Superiore, altrimenti è ancora nel corpo astrale e dobbiamo ripartire dalla fase 1 se desideriamo veramente raggiungere questo stadio.

Steiner ha affermato che se scendiamo nel “cuore spirituale” non abbiamo necessità di rituali esterni o riti ripetitivi in quanto entriamo in contatto con la nostra parte divina.

La preghiera del Padre Nostro

Concludiamo questa trattazione che consideriamo importante per il nostro sviluppo spirituale, con gli insegnamenti sempre di Rudolf Steiner sulla preghiera del Padre Nostro, probabilmente la preghiera più importante per lo sviluppo della consapevolezza dell’umanità.

Steiner ha scoperto che il Padre Nostro non è semplicemente una preghiera, ma un vero “manuale tecnico” per lo sviluppo spirituale e lo ha rivelato nel 1907 durante delle lezioni riservate per non urtare la suscettibilità degli insegnamenti della Chiesa.

Egli disse che il Padre Nostro non è stato formulato inizialmente come una preghiera di richiesta, piuttosto come una formula per l’attivazione dei nostri quattro corpi che ci costituiscono oltre a permetterci di entrare in contatto con le entità angeliche che ci sono accanto.

Nel IV secolo la Chiesa si rese conto della “capacità” di questa preghiera nel formato originale allora in circolazione e del fatto che avrebbe reso inutile la presenza del clero come mezzo per la salvezza; quindi, provvide a modificarne il testo e renderlo una preghiera rapida e ripetitiva.

Steiner indagò tutti i testi possibili prima del trattato di Nicea e recuperò dei testi del II secolo d.C. in lingua copta che confermarono quanto di seguito riportato.

Il Padre Nostro non è stato composto da Gesù, esisteva già molto prima della sua venuta sulla Terra, era una preghiera Essena utilizzata dalle comunità del Mar Morto alcuni secoli prima di Cristo e probabilmente Gesù apprese questa preghiera proprio da una comunità Essena durante la sua frequentazione.

Gesù, inoltre, non insegnò la preghiera alle masse, ma la trasmise ai suoi discepoli e ai fedeli più intimi, non come preghiera di richiesta, bensì come tecnica di attivazione e trasformazione dei corpi sottili.

Ogni frase del Padre Nostro corrisponde a uno dei sette chakra del nostro corpo e va ad agire sui livelli del nostro corpo.

Imparare a memoria la preghiera e ripeterla meccanicamente non serve a quasi nulla, occorre connettersi con il Cristo mediante la formulazione corretta della preghiera e la giusta predisposizione.

Vediamo ora come ogni frase agisce dentro di noi e sui nostri corpi sottili.

Il Padre Nostro agisce a strati, come una spirale ascendente e ogni frase va ad attivare uno strato specifico dei nostri quattro corpi mentre prepara e attiva anche lo strato successivo.

Come già sappiamo, il corpo fisico è il primo dei corpi, il più denso ed è anche quello in cui la maggioranza dell’umanità trascorre la propria vita.

Il Padre Nostro ci consente di passare dal corpo fisico a quelli successivi, quelli più sottili e spirituali quali il corpo eterico, quello astrale e l’IO superiore e quindi di tornare al corpo fisico già trasformati e rigenerati.

La parola “Padre” attiva il corpo fisico, la parola “Nostro” il corpo eterico (quello della vitalità che mantiene il corpo fisico nella forma).

Quando preghiamo dobbiamo interporre una pausa cosciente di almeno mezzo secondo tra la parola “Padre” e la parola “Nostro” in maniera da poter percepire che Padre ci ancora al corpo fisico e Nostro attiva il corpo eterico.

Recitare le due prime parole senza pausa e privi di consapevolezza, non fa accadere nulla in quanto non ci sarà alcuna attivazione sottile ed energetica.

Tabella riepilogativa delle frasi e degli effetti del Padre Nostro.

La preghiera recitata con questo metodo, ovvero con intenzione centrata, pausa tra “Padre” e “Nostro” e respiro consapevole, e ripetuta per 40 giorni di seguito ci dona la possibilità di avere uno scudo eterico permanente così come previsto nello scopo di questa preghiera.

Si viene a instaurare una connessione continua con il Cristo e la nostra vita subirà un cambiamento completo.

Ecco un pratico riepilogo del metodo di preghiera del Padre Nostro:

1) L’ideale sarebbe la scelta di un momento preciso della giornata, sempre lo stesso per tutti i quaranta giorni, magari all’alba quando il corpo eterico è più ricettivo, ma può andar bene anche un altro momento della giornata in cui siamo calmi e ricettivi.

2) Trovare un luogo silenzioso della casa o di un parco per la durata della preghiera, circa 10 minuti.

3) Sedersi, tenere la colonna vertebrale diritta, i piedi appoggiati a terra e rilassarsi.

4) Fare tre “respiri consapevoli” ognuno in questa maniera: iniziando a inspirare per 4 secondi (contare da 1 a 4), trattenere il respiro per altri 4, espirare per 4 secondi (contare da 1 a 4) e aspettare altri 4 secondi prima di inspirare nuovamente.
Questa modalità attiva il collegamento tra corpo fisico ed eterico come sopra detto.

5) Recitare la preghiera del Padre Nostro in maniera consapevole, con delle pause tra le sette frasi e tra le prima due parole come sopra indicato (Padre e Nostro).

6) Al termine rimanere in silenzio e osservare a occhi chiusi cosa ci appare internamente, con circa due minuti di concentrazione.

7) Aprire gli occhi lentamente e ripetere tre respiri consapevoli a chiusura della preghiera.

Ripetere per 40 giorni consecutivi tenendo presente che i primi sette giorni potremmo provare sensazioni spiacevoli, tristezza o altro, in quanto il corpo astrale lascia uscire tutte le congestioni interne.

Dobbiamo continuare in ogni caso, il cambiamento lo inizieremo a percepire dopo il 21° giorno perché lo scudo che viene a formarsi blocca tutte le interferenze e al 40° giorno avremo una forza nuova spirituale e questo è lo scopo della preghiera del “Padre Nostro”, non una ripetizione meccanica, ma un metodo di acquisizione del nostro potere e legame con Dio.

Se dovessimo interrompere il ciclo dei 40 giorni occorre ripartire nuovamente dall’inizio poiché si tratta di un percorso eterico continuativo legato ai cicli vitali e all’energia cosmica.

Questo contributo è stato scritto dall’ing. Stefani nel dicembre 2025.
Condividere è crescere insieme. Grazie!

6 Commenti

  1. Laura

    Ho trovato questo articolo davvero molto interessante, vi ringrazio. Mi chiedevo come mai, nonostante venga detto che la traduzione del padre Nostro non sia corretta, qui è stata riportata nella formula che noi tutti conosciamo. Steiner ne ha recuperato una tradizione più fedele all’originale Essena? Ad esempio, in base alle mie conoscenze, so che la traduzione “non ci indurre in tentazione” è da sostituire con la più corretta “nella tentazione ci strappi dal maligno”. Mi piacerebbe sapere di più in merito. Grazie

    Rispondi
    • Episcienza e Biofotoni

      Grazie, Laura! In merito alle sue domande, ecco di seguito la risposta dell’ing. Stefani: “Abbiamo lasciato la preghiera del Padre Nostro come da tradizione cattolica precedente all’ultima modifica di qualche anno fa, in quanto non è il termine usato a conferire l’effetto voluto, bensì la “Consapevolezza” concentrata nel contesto della frase. “Indurre in tentazione” non è sicuramente la traduzione corretta dai versi originali di chi ha composto questa preghiera; oltretutto in origine veniva tramandata oralmente e qualche modifica è stata introdotta volutamente o meno, non importa conoscendo l’ego dell’uomo, è importante invece comprendere che anche affermando “non indurci” stiamo parlando al nostro Sé, a noi stessi in quanto parte del Tutto e le forze oppositrici a cui dobbiamo prestare attenzione sono anch’esse necessarie all’esperienza in questa dimensione. Pertanto, una volta recepito il senso della frase e il suo legame col settimo chakra, nulla potrà esimerci da ottenere l’effetto desiderato e principalmente quel sigillo nello scudo energetico necessario alla nostra evoluzione.
      Nel testo “Il Padre Nostro – il significato storico universale del sangue fluito dalla croce” edito da Editrice Antroposofica Milano si riporta la conferenza di Rudolf Steiner del 1907, mentre le frasi sottostanti sembrano quelle tramandate direttamente da Steiner:
      “… Den Versucher lässt du nicht über das Vermögen unserer Kraft in uns wirken,
      Non consentire al tentatore di agire in noi al di là delle nostre forze,

      da in deinem Wesen keine Versuchung bestehen kann;
      perché nella Tua entità non può esistere alcuna tentazione;

      denn der Versucher ist nur Schein und Täuschung, aus der du, o Vater, uns durch das Licht deiner Erkenntnis sicher herausführen wirst.
      poiché il tentatore è solo apparenza e inganno da cui tu, o Padre, ci condurrai fuori sicuramente grazie alla luce della tua conoscenza.

      Deine Kraft und Herrlichkeit wirke in uns in die Zeitläufe der Zeitläufe.
      La Tua forza e la tua magnificenza operino in noi nei secoli dei secoli.”

      Rispondi
  2. Massimo Mattiuzzo

    Bellissimo spunto per imparare a pregare in maniera vera.
    Grazie!

    Rispondi
    • Episcienza e Biofotoni

      Grazie, Massimo! Ci fa piacere lo abbia trovato interessante!

      Rispondi
  3. Stefania Zancanaro

    Allora sono molto contenta di me, non avendo mai pregato chiedendo che si avverasse qualcosa o si materializzasse un dono ma, che mi si aiuti a superare un momento critico e ad avere energia x farlo!! Della serie aiutati che il ciel ti aiuta!
    Grazie per il bell’ articolo 🙂!

    Rispondi
    • Episcienza e Biofotoni

      Grazie a lei, Stefania!

      Rispondi

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