I “viaggi nel tempo” con Olisté

19 Apr 2026 | Consapevolezza | 3 commenti

Una lettura di circa 26 minuti

Nel testo Episcienza a partire da pagina 206 e fino a pagina 256 abbiamo cercare di fornire un minimo di elementi necessari per iniziare a usare lo strumento Olisté anche per ricerche mirate su fatti accaduti nel passato e per le probabilità degli eventi futuri.

La percentuale di correttezza che possiamo ottenere è pari al 99% sulle ricerche nel passato e al 70/80% per quanto concerne gli eventi futuri che andremo a visualizzare nella ricerca e il motivo di ciò verrà esposto più avanti.

Occorre precisare che quelli che abbiamo definito “viaggi nel tempo” sono ricerche molto particolari che devono venir eseguite esclusivamente con lo scopo di migliorare il nostro stato di salute psicofisico e non per scopi ludici o di pura curiosità.

La motivazione per cui non ricordiamo fatti o eventi di eventuali nostre vite precedenti non è casuale, ma legata alla nostra crescita spirituale e allo sviluppo coscienziale in generale.

Quello che andremo a sperimentare non sono visioni mistiche, ma esperienze coscienti vere e proprie, in una dimensione differente dalla nostra; impareremo a riconoscere la fantasia che la mente cerca di creare le prime volte.

La domanda che occorre porsi è la seguente:
“Perché iniziare un percorso di ricerca negli eventi passati e futuri, mettendo a rischio alcuni parametri psichici?”

Come sai, nei mondi sottili nessuna azione è priva di alcun rischio.

Il perché dei “viaggi nel tempo”

La risposta potrà non piacere a qualcuno, ma c’è di mezzo la morte fisica del corpo e la possibilità di arrivarci preparati dopo aver trascorso una vita ricca di conoscenze sulle altre dimensioni.

A questo proposito riportiamo un insegnamento del dott. Rudolf Steiner che potrebbe darci una bella spinta nella ricerca spirituale:

“Ci sono esseri nei mondi spirituali per i quali ansia e paura che emanano gli esseri umani, sono un ottimo cibo.
Quando gli esseri umani non hanno né ansia né paura, queste creature muoiono di fame.

Coloro che ancora non sono sufficientemente convinti di questa affermazione, possono comprenderla solo come qualcosa con cui si fa un paragone. Ma per coloro che hanno dimestichezza con questo fenomeno, esso è una realtà.

Se ansia e paura irradiano dalle persone e sfociano nel panico, allora queste creature trovano nutrimento perfetto e diventano sempre più potenti. Questi esseri sono ostili verso l’umanità.

Tutto ciò che si nutre di emozioni negative, di ansia, paura e superstizione, disperazione o dubbio sono in realtà forze ostili nei mondi super sensibili che lanciano degli attacchi crudeli sugli esseri umani, mentre loro ne vengono nutriti.

Quindi è soprattutto necessario, tanto per cominciare, che la persona che entra nel mondo spirituale, superi paura, senso di impotenza, disperazione e ansia.

Ma queste sono esattamente le emozioni che appartengono alla cultura contemporanea e al materialismo perché estraniano le persone dal mondo spirituale e perché questo materialismo è particolarmente adatto per evocare impotenza e paura dell’ignoto e questo fa sì che vengano chiamate queste forze ostili sopraccitate che agiscono contro gli esseri umani.”

Da dove partono i viaggi nei mondi sottili?

Episcienza fu pubblicato per la prima volta in concomitanza col buio periodo denominato “pandemico“, in cui paura e terrore, due sentimenti oscuri, venivano continuamente incentivati nella popolazione attraverso tutti i mezzi possibili e in cui alcuni esponenti del materialismo e della stupidità imperversavano su tutti i media.

I paragrafi che seguono contengono buona parte di concetti che abbiamo volutamente tolto dalla narrativa primitiva proprio per tutelarci dagli attacchi che venivano rivolti a chiunque la pensasse diversamente da quanto imposto con l’astuzia e la menzogna.

La prima parte contiene anche la motivazione principale che ci ha condotto a sviluppare la tecnica poi inserita nel dispositivo Olisté, tecnica che ha un’origine oramai antica, essendo derivata dalle deduzioni e dalle esperienze di una mente vissuta nel 1600 e inviataci sicuramente con lo scopo di salvare dall’oblio più umanità possibile.

COME VIAGGIARE NEI MONDI SOTTILI

La funzione studiata per permettere di “viaggiare nei mondi sottili” consiste nel facilitare lo “stacco” della coscienza dal corpo fisico in maniera da evitare visualizzazioni mentali e avere solo vere esperienze di consultazione.

L’esperienza di Baruch Spinoza

Le autorità religiose hanno sempre cercato di evitare risposte esaustive su cosa accada quando moriamo se non per incrementare il concetto di fede, ovvero credere senza dubbi in un paradiso eterno per chi se lo meriterà se avrà tenuto un comportamento idoneo in questa vita.

Addirittura, ancora nella nostra epoca vengono sconsigliate ricerche personali sullo stato post mortem da parte di quasi tutte le principali confessioni religiose.

Come nostra consuetudine, nell’approfondire la ricerca abbiamo operato tra spirito e materia, tra energia fisica ed energia sottile, tra anima e coscienza, senza mai tralasciare alcun concetto, anche il più ostico, cercando di arrivare a un risultato presentabile scevro dai dogmi, dai concetti quali fede, obbedienza cieca e soprattutto da parametri non verificabili ai più.

La scomunica di Baruch Spinoza promulgata nel 1656 da parte della comunità ebraica dell’epoca ci ha fornito lo slancio per inoltrarci nella ricerca del “bastian contrario“, ovvero nello scoprire perché la massa religiosa avesse così timore di un elemento come Spinoza, sicuramente una mente “aperta” e al di sopra delle capacità medie delle persone di quel periodo.

“Il mistero del transito finale”, questa è la motivazione principale per cui Baruch Spinoza fu allontanato; ciò chiarisce in un colpo solo quanto sia importante per una confessione religiosa mantenere una linea di mistero e di potere su cosa accada “dall’altra parte”.

Spinoza affermò la continuità della mente, ovvero come questa sia composta dalla medesima sostanza che costituisce la nostra realtà; pertanto, assimilabile a un modello che non scompare con la morte, ma che si trasforma.

Spinosa scoprì altresì che la morte non è un evento singolare, ma una trasformazione continua tramite un processo che può venir mappato e compreso da ogni singola persona.

Affermò, inoltre, che la coscienza non è prigioniera della linea del tempo lineare normalmente percepito dai più, ma è qualcosa di infinito; quando il corpo fisico cessa di vivere la coscienza si riversa su altre forme senza scomparire.

Fu proprio Spinoza a scoprire che alcune menti nel momento di lasciare il corpo riescono a trattenere la loro memoria all’interno della struttura della realtà e le definì come “menti persistenti”, aventi anche la capacità di interloquire comunicando con gli esseri viventi.

Egli stesso ebbe esperienze di “presenze” che definì come “configurazioni di coscienza”, e una fu proprio di una persona vissuta nel secolo precedente al suo, ovvero il bisnonno.

Spinoza fu molto preciso e meticoloso e verificò ogni singolo particolare per escludere possibili visioni dettate dalla fantasia o dai condizionamenti religiosi ricevuti.

Riportiamo un sunto delle scoperte di Spinoza dal momento che il dispositivo Olisté opera con una modalità molto simile a quanto da lui scoperto e la conoscenza dei principi aiuta moltissimo nello scopo.

Il progetto di Episcienza e Biofotoni, tramite il sito web, ha come principio la diffusione di informazioni e ricerche per l’aumento della consapevolezza in generale e quanto segue crediamo possa portare a un salto di livello importante.

Baruch Spinoza spiega che la comunicazione con la “presenza” del suo bisnonno non avvenne per parole, ma per concetti diretti, anche se a prima vista molto complessi, ma sempre istantanei e comprensivi di qualsiasi informazione, tanto che quanto il bisnonno gli trasmise lo condusse a comprendere la morte fisica.

L’avo gli mostrò che la morte del corpo corrisponde al momento in cui una goccia d’acqua si reintegra nell’oceano: la goccia non smette di esistere ma la sua forma individuale si dissolve in qualcosa di infinitamente più vasto, mentre in certe condizioni la memoria di quella goccia particolare può persistere come modello distinto e distinguibile dentro l’oceano.

Quello che si è scoperto sulla memoria dell’acqua non è simile al nostro stato umano?

E non siamo forse composti in maggior parte di acqua?
H₂O e H₃O₂ come ben evidenziato da Gerald H. Pollack nel suo lavoro La quarta fase dell’acqua (ed. Sapio).

Il dott. Gian Piero Abbate nel suo lavoro Comandare le cellule (ed. Amrita) accenna come la nostra voce possa “programmare” proprio l’acqua H₃O₂.

Le regole di Spinoza

Baruch Spinoza continua la sua narrazione confermando che ci sono delle regole severe da rispettare per poter mantenere la coscienza al momento della dipartita dal corpo fisico:

1) Solo le menti che hanno raggiunto un certo livello di coerenza filosofica durante la vita potevano mantenere sufficiente integrità per mantenere la memoria intatta; la maggior parte delle persone morendo si dissolve completamente nella sostanza infinita perdendo ogni individualità.

2) La memoria, o persistenza della coscienza, non è automatica o eterna, richiede una forma specifica di disciplina mentale che pochissimi dominano ed è necessario aver compreso durante la vita la vera natura della realtà come sostanza unica che si esprime in infiniti modi.

3) La comunicazione tra le entità che chiamiamo “persistenza della coscienza” e i vivi è possibile solo quando entrambe le “menti” risuonano alla stessa frequenza di comprensione; per questo i mistici religiosi spesso ricevono messaggi confusi o distorti cercando di sintonizzarsi sui regni sottili, ma con frequenze sbagliate.

LE MENTI PERSISTENTI

Spinoza rilevò altre presenze con questo metodo e riportò che alcune erano riconoscibili quali filosofi antichi le cui menti erano state sufficientemente rigorose da persistere alla morte fisica, mentre altre erano completamente sconosciute, configurazioni di coscienza che erano esistite in culture ed epoche che la storia aveva dimenticato o mai riportato.

Le comunicazioni avevano, inoltre, un messaggio comune e, se vogliamo, urgente dal momento che l’umanità stava per perdere per sempre la capacità di raggiungere la “persistenza post mortem” a causa della diffusione di forme di pensiero che frammentano la mente invece di unificarla.

Le religioni organizzate, con la loro enfasi sulla fede cieca invece che sulla comprensione, come d’altra parte anche noi di ripetiamo spesso per la nostra epoca, stavano creando tipi di coscienze che si disintegrano completamente quando il corpo muore.

Non si devono trascurare nemmeno gli insegnamenti e la strada intrapresa dalla scienza moderna con la separazione radicale tra mente e materia, insegnando alle persone a vedere la loro coscienza come qualcosa di separato dalla realtà e finendo per garantirne l’annientamento totale con la morte del corpo.

Baruch Spinoza si rese conto che l’opera costruita nei millenni da alcune menti eccezionali aventi raggiunto la “persistenza”, funzionando come una rete invisibile di coscienze per guidare sottilmente lo sviluppo dell’umanità, stava scomparendo e con essa si sarebbe persa per sempre la conoscenza sulla vera natura della morte.

Spinoza organizzò un metodo per preparare la mente alla persistenza post mortem senza meditazione mistica o rituali religiosi, ma con pura matematica applicata alla struttura della coscienza, e lo chiamò “geometria mortis“, ovvero la geometria della morte.

Geometria mortis, il metodo di Spinoza

Il PRIMO PASSO per applicare il suo metodo consisteva in qualcosa che egli stesso denominò “mappatura della coerenza mentale”: Spinoza aveva osservato che la maggior parte delle persone viveva con menti frammentate, una parte credeva una cosa e un’altra parte ne credeva il contrario e raramente si sforzavano di risolvere queste contraddizioni interne, un po’ come capita con le fazioni politiche nella nostra epoca o con le persone prive di un IO proprio.

Alla morte, le persone con la coscienza frammentata subivano la disintegrazione immediata della stessa, alla pari di un oggetto in cristallo difettoso che va in pezzi al minimo urto.

Per raggiungere la persistenza della coscienza era necessario eliminare tutte le contraddizioni interne e creare una mente unificata, anche se questa azione richiedeva anni di lavoro filosofico rigoroso, esaminando ogni credenza, ogni supposizione, ogni abitudine mentale e organizzando il tutto in un sistema perfettamente coerente.

Il SECONDO PASSO era ancora più radicale e consisteva nello sviluppo di quello che Spinoza chiamò “percezione dalla prospettiva dell’eternità”.

La maggior parte delle persone sperimenta la vita come una sequenza lineare di momenti tipici, dalla nascita, attraverso la crescita, lo sviluppo della maturità, l’arrivare alla vecchiaia e infine la morte.

Questa prospettiva temporale crea una errata forma di coscienza che è fondamentalmente legata al tempo e quando il tempo del corpo si esaurisce la coscienza scompare con esso.

Baruch Spinoza scoprì che era possibile addestrare la mente a sperimentare la realtà da una prospettiva completamente diversa invece di vedere gli eventi come sequenze temporali.

Egli imparò a vedere gli eventi come configurazioni eterne dentro la sostanza infinita; pertanto, da questa prospettiva sia la nascita sia la morte non erano eventi separati da un certo periodo di tempo lineare, ma aspetti simultanei di un modello eterno.

Questa pratica richiedeva esercizi che sfidavano profondamente l’intuizione normale, ma Spinoza sviluppò tecniche per sperimentare momenti del suo passato, del presente fino al futuro come se questi accadessero tutti simultaneamente, e imparò a sentire la propria morte non come qualcosa che gli sarebbe successo un giorno a venire, ma come qualcosa che era già accaduto o stava accadendo, tutto allo stesso tempo.

Il TERZO PASSO era il più pericoloso, in quanto si metteva in pratica quello che egli stesso chiamò “morte parziale”.

Spinoza aveva sviluppato tecniche per disconnettere temporaneamente la sua coscienza dalle funzioni corporali sperimentando stati che erano essenzialmente identici alla morte clinica pur mantenendo sufficiente controllo per ritornare nel corpo.

Nel corso di queste esperienze poté osservare direttamente come la sua coscienza si comportava quando non era limitata dai processi cerebrali e scoprì che, anziché svanire, la sua mente si espandeva enormemente accedendo a livelli di comprensione che erano completamente inaccessibili durante la coscienza normale.

Più importante ancora, durante queste morti parziali poté comunicare direttamente con le menti persistenti che aveva rilevato precedentemente e non solamente col proprio bisnonno, ma con un’intera rete di coscienze che esistevano in quello che iniziò a chiamare lo “spazio eterno” e quello che imparò da loro cambiò completamente la sua comprensione del perché la morte esistesse.

Cos’è davvero la morte?

Comprese, attraverso queste menti persistenti, che la morte non era un incidente della biologia o una punizione divina come spesso narrato dalle religioni, la morte era una caratteristica progettata dalla realtà, una importante porta d’ingresso necessaria per livelli di esistenza impossibili da comprendere finché legati a un corpo fisico.

La vita corporale era come una fase di addestramento in una forma limitata di coscienza che permetteva alle menti di sviluppare le abilità necessarie per funzionare in dimensioni infinitamente più vaste; coloro che portavano a termine con successo questa sperimentazione e coloro che raggiungevano la coerenza mentale perfetta e la percezione eterna potevano superare questa forma di esame ed entrare a far parte di forme di esistenza che trascendevano completamente le limitazioni del tempo, dello spazio e della materia come normalmente le conosciamo.

Coloro che, invece, fallivano nell’addestramento semplicemente si dissolvevano perdendo per sempre l’opportunità di accedere a questi livelli superiori di realtà e l’umanità, secondo le indicazioni fornite a Spinoza dalle menti persistenti, stava fallendo massicciamente in questo addestramento.

Quello che Baruch sperimentò durante le sue prime incursioni consapevoli nello stato di post mortem sfidò ogni supposizione che aveva sulla natura dell’esistenza e la sua prima osservazione fu la più sconcertante: il tempo non esisteva!

Non che il tempo fosse diverso o che trascorresse più lentamente da come siamo abituati, letteralmente non esisteva come concetto, gli eventi non accadevano prima o dopo di altri, tutto esisteva in una simultaneità eterna che la sua mente vivente poteva a malapena processare.

Da quella prospettiva temporale poté vedere tutta la sua vita in una volta sola, dalla sua nascita, l’infanzia, gli studi, la scomunica ricevuta, il lavoro filosofico e la sua morte futura, tutto presente e simultaneamente nello stesso ipotetico istante.

La cosa più straordinaria fu quella di poter vedere le vite di tutte le persone che aveva conosciuto oltre ad altre di persone che non aveva mai incontrato, ma tutte ugualmente presenti.

La seconda osservazione che riportò Spinoza riguardava la natura dell’individualità nello stato post mortem, ovvero che i confini tra le diverse coscienze diventavano fluidi tanto che si potevano sperimentare direttamente i pensieri, le emozioni e le memorie di altre menti persistenti non come qualcosa di esterno che osservava la scena, ma come parte della propria stessa esperienza ampliata.

Questo non significava che l’individualità andasse persa completamente, ogni mente persistente manteneva quello che Spinoza descrisse come una firma essenziale, un modello unico di organizzazione che rimaneva distinguibile anche quando si fondeva con altre coscienze al pari di un musicista in una orchestra.

L’osservazione cui Baruch diede molta importanza fu però la terza, in quanto confermava il pericolo per l’intera umanità: la maggior parte degli esseri umani che morivano non arrivava allo stato di coscienza espansa che permetteva di avere una “mente persistente”.

Egli osservò il processo di morte di innumerevoli persone lungo la storia giungendo alla conclusione che per la maggioranza di esse la morte era esattamente quello che le religioni temevano di più, ovvero l’annientamento completo delle loro menti: non preparate per funzionare senza il supporto del cervello fisico, esse semplicemente si disintegrano al momento della morte corporale per reintegrarsi nella sostanza infinita della realtà senza mantenere alcuna coerenza individuale delle esperienze vissute.

L’esempio della goccia che torna all’oceano in questo caso corrisponde alla verità: la goccia non è più distinguibile come entità.

Solo quelle menti che avevano raggiunto la perfetta coerenza filosofica durante la vita e avevano eliminato tutte le contraddizioni interne e sviluppato la percezione eterna potevano mantenere la loro integrità attraverso la transizione della morte.

Il numero di menti che riuscì a superare questa transizione fu scoraggiante e talmente ridotto anche analizzando tutta la storia umana registrata da Spinoza, il quale stimò che meno di una persona su un milione aveva raggiunto la vera persistenza post mortem.

Stimando la popolazione mondiale ai nostri giorni intorno agli 8 miliardi di esseri possiamo supporre che solamente 8000 individui circa sul totale faccia parte o abbia fatto parte della rete di menti persistenti come aveva scoperto Baruch, il quale rintracciò forse poche migliaia di individui dispersi attraverso millenni di storia umana oltre ad aver compreso qualcosa di ancora più allarmante: il numero stava diminuendo sempre di più.

Come d’altra parte possiamo constatare in questo periodo (gli anni del 2020), durante le sue esplorazioni dello spazio eterno Spinoza poté percepire quello che le menti persistenti comunicavano con insistenza, ovvero che man mano che l’umanità si allontanava da forme di pensiero che promuovevano la coerenza mentale e la filosofia rigorosa oltre alla contemplazione profonda e all’integrazione sistematica della conoscenza muovendosi verso forme più frammentate di coscienza, sempre meno persone raggiungevano la preparazione necessaria per la persistenza; inoltre, le religioni organizzate, con la loro enfasi sulla fede cieca, invece che sulla comprensione, stavano creando tipi di mente che erano fondamentalmente incompatibili con la persistenza.

La scienza, con la sua insistenza sulla separazione tra osservatore e osservato, stava addestrando le persone a frammentare la loro coscienza in modi che garantivano la loro dissoluzione nel morire, ma la cosa più preoccupante era quello che le menti persistenti vedevano arrivare, ossia un’era in cui le forme di pensiero sarebbero diventate così frammentate che la persistenza sarebbe diventata virtualmente impossibile per chiunque nascesse in quell’epoca, e quell’era stava iniziando durante la stessa vita di Spinoza, nel 1600.

Rimanevano solo pochi decenni per documentare e trasmettere la conoscenza sulla preparazione per la persistenza prima che andasse perduta per sempre, dopodiché l’umanità sarebbe stata condannata all’annientamento totale nella morte per migliaia di anni finché eventualmente non avesse riscoperto questi principi da sola o con l’aiuto di qualche essere illuminato.

Spinoza sviluppò un sistema che chiamò “codice dell’eternità”, ossia un sistema di trasmissione di informazioni che poteva sopravvivere con la distruzione di intere civiltà.

Non si trattava, infatti, di un manuale di istruzioni che sarebbe stato distrutto immediatamente dalle autorità religiose che vedevano questa conoscenza come la minaccia più diretta al loro potere.

Spinoza sviluppò un sistema di codificazione multipla che nascondeva le tecniche di preparazione per la persistenza dentro le sue opere filosofiche apparentemente astratte.

L’Etica, il suo capolavoro, non è realmente un trattato sulla moralità, è un manuale di ingegneria della coscienza: ogni proposizione geometrica è un’istruzione specifica per riconfigurare la mente in modi che promuovessero la coerenza perfetta.

Quando Spinoza scrive sulla natura di Dio sta descrivendo la struttura della realtà che le menti persistenti sperimentano direttamente, quando discute la schiavitù delle passioni sta catalogando i tipi specifici di frammentazione mentale che impediscono la persistenza, e quando spiega la libertà umana sta dettagliando gli stati di coscienza che rendono possibile la transizione di successo.

Spinoza scoprì che l’atto stesso di studiare rigorosamente e sistematicamente le sue proposizioni geometriche produceva nel lettore esattamente i tipi di cambiamenti mentali necessari per la preparazione. Non era sufficiente leggere casualmente l’Etica, era necessario lavorare attraverso ogni dimostrazione, risolvere ogni apparente contraddizione, integrare ogni concetto in un sistema coerente.

Coloro che completavano questo processo e che davvero dominavano la struttura completa dell’argomento spinoziano, inevitabilmente sviluppavano le caratteristiche mentali necessarie per la persistenza: coerenza perfetta, percezione eterna e quello che Spinoza chiamava amore intellettuale di Dio, che non è amore religioso, ma l’esperienza diretta di essere parte della sostanza infinita.

La funzione “viaggi nel tempo” in Olisté

Senza esporre ulteriormente gli studi di Baruch Spinoza siamo convinti che per migliorare il nostro percorso in questa dimensione sia indispensabile evolvere in Coscienza, attivare la Volontà Cosciente e cercare in tutte le maniere possibili di giungere al capo linea della vita fisica con il diploma di “mente persistente”.

La funzione “viaggi nel tempo” inserita nel dispositivo Olisté ha lo scopo di condurci a un livello di consapevolezza tale da poter guardare con tranquillità cosa ci aspetta dall’altra parte del nostro cammino terreno.

Lo spunto che Baruch Spinoza ci ha dato è stato fondamentale per la ricerca di un sistema che potesse in qualche maniera accelerare la sensibilità alle energie sottili da parte di chiunque avesse volontà sufficiente per la crescita spirituale.

Come insegnava il dott. Roberto Zamperini, dove c’è energia fisica c’è sempre anche energia sottile e viceversa!

I punti di “entrata” dell’energia sottile nel corpo umano sono ben evidenziati nei vari chakra che ci fanno vivere, ma specialmente attraverso quelli nel palmo delle mani abbiamo l’opportunità per avanzare in coscienza ed evitare la frammentazione della stessa come affermava Spinoza.

Appare chiaro che non dovremo applicare nessuna tecnica forzata e pericolosa di abbandono del corpo per successivamente rientrarvi; occorre invece concentrazione a livello meditativo (concentrazione e meditazione sono due aspetti differenti, ma dobbiamo arrivare a un livello di calma mentale sufficientemente elevato per accedere ai viaggi temporali).

La tecnica spiegata in Episcienza, se applicata correttamente, ci consentirà di ottenere le percentuali di successo nelle ricerche sul passato e in quelle sul futuro citate all’inizio di questo articolo.

RICORDA: non si viaggia nel tempo la prima volta che si usa il dispositivo se non si è già pronti allo scopo! Serve pazienza e forza di volontà per separare la coscienza dal corpo fisico e rimanere vigili. Tutti coloro che si impegneranno già dopo due o tre tentativi avranno segnali importanti che il “velo è stato oltrepassato”.

Le ricerche nel PASSATO: procedura consigliata

Di seguito alcuni consigli per effettuare al meglio le proprie ricerche sottili nel “passato”.

1) Predisponi un ambiente tranquillo, nessun cellulare con suonerie attivate.
Siedi con la schiena diritta, possibilmente non appoggiata allo schienale della seduta.

Posiziona l’Olisté davanti a te su un tavolo possibilmente non metallico (legno o vetro vanno benissimo), accendilo in modalità “Olisté” e appoggia il dito medio o l’indice sullo stick illuminato, in maniera che il chakra della mano sia in corrispondenza del simbolo principale, come riportato nella foto qui sotto.

Posizione corretta per entrare in risonanza nelle ricerche sugli eventi del “passato”.
Ulteriore visione della posizione corretta per entrare in risonanza nelle ricerche sugli eventi del “passato”.

Il chakra del palmo della mano è immerso nel campo a offset positivo per lo stimolo sottile del sistema neuro sensoriale.

2) Le prime volte è consigliato mantenere gli occhi chiusi durante la ricerca per evitare le influenze visive esterne.

Lascia che la mente si quieti e percepisci il flusso emesso dal dispositivo, si tratta di un insieme di onde come quelle del mare, sempre a offset positivo (non si invertono mai) che vanno a interagire col sistema nervoso e, dopo qualche secondo, consentono di ottenere una risposta tramite i micro-muscoli del corpo alle domande che la mente pone.

La prima cosa da verificare consiste nell’ottenere conferma o meno per poter proseguire nella ricerca; pertanto, volendo andare nel passato faremo scorrere l’indice o il medio (il nostro dito indicatore più sensibile) dal centro dello stick verso sinistra con movimenti rapidi e sottili fino a ottenere un blocco allo scorrimento, oppure una sensazione di attrito: quella è la risposta positiva, ovvero che possiamo procedere.

Se non otteniamo alcun “blocco” occorrerà provare la ricerca in un altro momento: non sempre possiamo consultare i mondi sottili a nostro piacimento e senza una debita preparazione!

Fai attenzione allo stimolo che ricevi sullo stick, potresti ricevere un altro tipo di “segnale”, ad esempio, una contrazione muscolare su una gamba o una spalla, in ogni caso è sempre da considerarsi come una risposta positiva.

Ognuno di noi è differente e ha diversi sistemi di controllo muscolare e nervoso, ciò rende la spiegazione più complicata, ma ci insegna la bellezza e l’importanza della diversità in questo mondo.

3) Se abbiamo ottenuto un “SI” possiamo proseguire.

Lascia il dito della mano con cui hai ottenuto la risposta appoggiato sullo stick, tutto a sinistra, servirà come “ponte” affinché gli impulsi che arrivano al nostro sistema nervoso abbiano una polarità leggermente inferiore a quella standard emessa dal dispositivo e ci facilitino le ricerche nel campo morfico o Akasha per gli eventi trascorsi.

Fai in modo che la tua mente si calmi, visualizza se necessario un oggetto che ricordi essere sicuramente tuo e che hai utilizzato o visto anni addietro, ti aiuterà nella ricerca sul passato.

Evita di focalizzarti su persone o animali, solamente un oggetto, il più semplice possibile da osservare e richiamare alla mente, farlo ruotare, toccarlo virtualmente.

A questo punto, con un respiro regolare e rilassato lasciati inondare dalle immagini che attraversano la tua mente senza porre alcuna resistenza.

Accade spesso che la fantasia prenda il sopravvento, oppure la ricerca diventi una specie di sogno incentrato su qualche avvenimento accaduto di recente.

Devi prestare attenzione a ciò che visualizzi, i fatti accaduti anche molto tempo addietro o in vite passate ci appariranno per immagini o archetipi, non ci sono voci dirette se non messaggi che possono sembrare discorsi sonori, in realtà sono “pacchetti” di informazioni.

Le visioni sono normalmente dall’interno verso l’esterno, non vedremo noi stessi, neanche riflessi, ma vedremo le sagome e i volti delle altre entità energetiche.

Un evento passato che ci ha riguardato potrebbe presentarsi in prima persona, oppure potremmo vederlo come una terza parte, un osservatore, sta a noi riuscire a interpretare correttamente l’accaduto.

Le persone che affermano di essere state regine o re o grandi condottieri famosi in precedenti vite, quasi certamente non erano nessuno di questi, probabilmente non avevano neanche maturato la capacità per entrare a far parte delle menti persistenti come indicato da Spinoza, ma avevano visualizzato qualcosa che li aveva colpiti da piccoli nella loro fantasia o nel migliore dei casi erano riusciti a contattare i mondi sottili e si erano imbattuti in entità energetiche che li hanno “usati” per loro scopi.

Le ricerche nel passato vanno condotte quando abbiamo reali necessità di trovare delle cause a qualche evento particolare a cui non riusciamo a dare una soluzione definitiva, come dei problemi di salute, crisi economiche ridondanti, problemi affettivi che si ripetono sempre uguali, oppure, per crescere in coscienza e prepararci alla vera Vita e alla dipartita da questa dimensione.

4) È fondamentale imparare a gestire le immagini che si presentano nel corso delle nostre ricerche sul passato e solo l’esperienza potrà formare un bagaglio importantissimo a cui attingeremo nelle necessità.

Ad esempio, se nel corso di una ricerca mentre stai visualizzando una spiaggia deserta con tutti i particolari e i colori vividi di questa tipologia di analisi la scena cambia istantaneamente e ti ritrovi in una stanzetta con pavimento in legno e focolare acceso, ecco che la vera scena è quest’ultima; la spiaggia era la porta di accesso per portarci delicatamente verso l’evento del passato.

5) Non ci dilunghiamo oltre nelle specifiche, restiamo a disposizione per suggerimenti e consigli nell’uso del dispositivo.

Ribadiamo che questo tipo di ricerche esigono un certo dispendio di energie fisiche.

Pertanto, non bisogna mai eccedere per più di 3 o 5 minuti continui, è meglio fare diverse sessioni suddivise nel corso della settimana o di un mese.

Con l’esperienza le nostre ricerche potranno assumere tempistiche molto più lunghe, anche diverse ore, ce ne accorgeremo perché “torneremo” con più energia di quando abbiamo iniziato dato che i nostri corpi sottili possono giovarsi di quanto trasmette la coscienza risvegliata.

6) Al termine della ricerca è necessario commutare l’Olisté sulla modalità “Biofotoni” e lasciarlo acceso in questa posizione per almeno altre 24 ore.

Come evidenziato in Episcienza, la soglia creata dal pozzetto “viola” rappresenta una barriera per le forme energetiche sempre presenti attorno a noi e che potrebbero tentare di “utilizzarci”, soprattutto quando interferiamo di proposito con i mondi sottili.

Se ne senti la necessità, puoi usare Olisté per lo scarico delle eventuali congestioni che senti di aver accumulato, come ben evidenziato sempre in Episcienza.

7) L’esperienza che matureremo nelle ricerche “viaggi nel tempo” ci porterà a sviluppare una forma di consapevolezza simile a quella che Baruch Spinoza definì “mente persistente”.

Tale consapevolezza ci servirà, se lo desideriamo, per non trovarci al termine della nostra esistenza vuoti e deframmentati, ma coscienti di aver vissuto una vita coerente con la nostra parte spirituale, di averla riconosciuta e di aver ottemperato agli scopi più elevati della nostra incarnazione.

Le ricerche nel FUTURO: procedura consigliata

Per effettuare “viaggi nel tempo” nel futuro si possono seguire le fasi indicate nella sezione dedicata al passato, a partire dal punto 1.

L’unica differenza importante sta nel punto 2: bisogna avere l’accortezza di far scorrere il dito indicatore dal centro dello stick verso destra e, quindi, in seguito, quando andrai a fare le letture dovrai tenerlo fisso sul lato destro dello stick.

Ciò che visualizzerai nelle ricerche sugli accadimenti futuri sono le probabilità di un evento, non la certezza assoluta, soprattutto quando la ricerca è focalizzata su azioni o fatti che coinvolgono più soggetti, popoli, nazioni o, meglio, su eventi energetici che coinvolgono forze sottili con cui non possiamo interagire.

Le probabilità di errore si riducono, anche di molto, a favore del reale accadimento, quando la ricerca verte su un tema soggettivo proprio e non concerne possibili azioni deliberate da altri soggetti coinvolti.

Un esempio classico è la ricerca sulla possibilità di un futuro matrimonio: in questo caso la risposta sarà sicura nel 90% circa dei casi, mentre la ricerca su una convivenza potrà dare risposte contrastanti o non darne affatto.

Quando avremo maturato una discreta capacità di ricerca e la nostra coscienza non avrà più problemi nel distacco dal corpo incontreremo sicuramente delle entità, tra cui anche delle coscienze elevate o menti persistenti e saranno quelle che potranno fornirci le migliori indicazioni e istruzioni per il nostro futuro o quello dei nostri cari o ancora per l’umanità.

Sarà la nostra purezza vibrazionale a farci incontrare parti energetiche più o meno elevate o, meglio, più o meno in sintonia con i nostri sentimenti più puri.

Sconsigliamo vivamente di ricercare date o eventi concernenti la morte vitale nostra o di conoscenti ancora in vita, non ha alcun senso e va contro lo scopo della Vita stessa per cui ci troviamo in questa dimensione.

Piuttosto, prestiamo attenzione a un fatto singolare che potremo definire come “modello di dissoluzione” e che appare giorni o settimane prima della morte di un soggetto.

La persona in questione inizierà ad avere dei comportamenti inequivocabili che lo conducono a disfarsi di cose, beni e a mantenere un comportamento privo di qualsiasi forma di aggressività; la parte spirituale del soggetto in questione sa di dover lasciare la dimensione fisica di quel corpo e sottilmente comunica e ne prepara il distacco.

Quello che abbiamo imparato nelle nostre ricerche e che potrebbe portare aiuto ad altri ricercatori dello Spirito è che la morte potrebbe essere una riconfigurazione della coscienza entro un ciclo di esistenze di un sistema multiplo sempre presente.

In un sistema così il tempo lineare è solamente una visione dall’esterno per consentire a chi la osserva o la vive una catalogazione, ma quando effettuiamo le nostre ricerche lo facciamo dall’interno di questo sistema ed ecco che il tempo è “tutto lì”, sempre presente.

L’ostacolo più grande da superare per riuscire nei “viaggi nel tempo”

Quelle appena presentate sono le tecniche che suggeriamo, ricavate dalle nostre esperienze personali e convalidate nel corso degli anni da alcuni ricercatori con cui collaboriamo.

Tuttavia, siamo consci che alcune persone proprio non riescono ad avere alcun segnale quando cercano di contattare anche solo la biblioteca cosmica, altrimenti chiamata Akasha.

Il più grande ostacolo non è di natura tecnica, ma psicologica.

Un normale essere umano è talmente immerso nel mantenere l’illusione di separazione tra corpo, mente e coscienza che resiste violentemente a qualsiasi esperienza capace di rivelare la vera natura infinita dell’essere stesso, a volte inconsciamente, e afferma “non ne sono capace” o “non fa per me”, arrivando a considerare falsa o inventata qualsiasi esperienza riportata da altri soggetti.

Superare questa resistenza richiede un coraggio che pochi possiedono perché se c’è carenza di Volontà Cosciente ci si adagia su un quieto vivere che corrisponde a un agitato morire.

È interessante riportare quanto Spinoza scoprì sul dopo la morte fisica.

Spinoza comunicò che esistono numerose altre morti dopo quella fisica, ciascuna in corrispondenza di un abbandono di qualche limitazione sottile fino a che la nostra coscienza non si fonderà con la coscienza universale infinita.

Anche Paramhansa Yogananda in Autobiografia di uno Yogi racconta un episodio simile durante l’apparizione dello svami Sri Yukteswar il 19 giugno 1936, più di tre mesi dopo il suo mahasamadhi (il cosciente distacco dal corpo di un grande yogi), dove gli disse: “Non affliggerti per me. Tu e io sorrideremo insieme fino a quando le nostre due forme appariranno diverse nel divino sogno di maya. Ci fonderemo infine come una cosa sola nell’Amato cosmico; i nostri sorrisi saranno il suo sorriso; il nostro unico canto di gioia risuonerà per tutta l’eternità, propagandosi fra le anime che sono in armonia con Dio!”

Speriamo di aver dato sufficienti spiegazioni sia sulla motivazione di aver inserito un tale sistema nel dispositivo Olisté, ovvero portare più coscienze possibili a un rapido risveglio, sia sulle modalità per ottenere un soddisfacente avvio al risveglio della propria coscienza.

Insistiamo sulla preparazione e la concentrazione per “staccare” la coscienza dal corpo restando vigili, i risultati non tarderanno ad arrivare.

Avremo “incontri” che ci spaventeranno, di solito sono i nostri accumuli di scorie eteriche, le paure, le rabbie e i rancori mai lasciati andare, ci attendono oltre la soglia del visibile per farci comprendere gli errori commessi e non c’è nulla di più bello che riuscire a superarli e disfarsene in un colpo solo.

Un ultimo avvertimento

La riuscita di questi viaggi nel tempo ci porterà a cambiare radicalmente modalità di vita e comportamento, a mano a mano che prenderemo pratica del sistema aumenteremo in Consapevolezza e si aprirà uno spiraglio di connessione nella nostra coscienza che ci permetterà di ricevere direttamente informazione anche durante il normale stato di veglia, tanto che non avremo più bisogno di Olisté per le nostre ricerche o i nostri viaggi.

Sarà sufficiente tenere il dispositivo acceso in modalità “Biofotoni” a titolo precauzionale, per avere sempre una barriera di separazione verso le energie di basso livello.

Diventerà anche familiare il contatto con entità a noi care e ora defunte, riceveremo informazioni, consigli e aiuti nelle nostre scelte di vita quotidiana.

Buon inizio del viaggio a tutti i sinceri ricercatori della Verità!

Questo contributo è stato scritto dall’ing. Stefani nell’aprile 2026.

Condividere è crescere insieme. Grazie!

3 Commenti

  1. carlotta scarpa

    Molto interessante
    Grazie

    Rispondi
  2. carlotta scarpa

    Molto interessante e preciso.
    Grazie

    Rispondi
    • Episcienza e Biofotoni

      Grazie, Carlotta!

      Rispondi

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Deve essere pertanto chiaro che i prodotti creati dal dr. Oliviero e dall’ing. Stefani non vanno in alcun modo intesi per trattare, curare o attenuare alcuna condizione medica di qualunque genere, ma unicamente come approcci e metodi filosofici aventi lo scopo di aumentare il proprio benessere.