Con questa frase Massimo Citro Della Riva, medico e scrittore, introduce l’origine del libro che ti proponiamo oggi, Illusione – Viaggio nell’invisibile tra scienza e spiritualità.
Tra le nostre Letture Utili, abbiamo già parlato di un precedente libro del dottor Citro Della Riva: Diversamene sani.
Edito con la prefazione del fisico Federico Faggin, già dal titolo il libro pone alla nostra attenzione l’inganno della realtà in cui siamo immersi e invita a discernere tra scena (quella che percepiamo) e retroscena (quella invisibile ma forse più reale) di questo mondo, per concludere con l’invito a riscoprire la nostra parte più profonda e vera, la nostra natura sovrumana, collegata al divino.
Massimo Citro Della Riva
Un testo molto gradevole che sollecita nel lettore il dubbio e lo incoraggia ad andare oltre le verità imposte, aprendosi a nuove intuizioni.
Massimo Citro Della Riva
Il nostro specchio mentale ci rimanda una visione distorta del mondo e di noi stessi, sono i sensi a distoglierci dalla realtà, imponendo come unica verità le loro rappresentazioni ingannevoli e apparenti. Ma la finzione fa parte del Gioco chiamato esistenza.
[…]
Anche se quasi tutto il mondo materiale è invisibile ai sensi, la nostra eterna paura ci spinge a far finta di niente, poiché è più comodo rimanere nella caverna ad accontentarsi della finzione.
È l’attuale mito della comfort zone a far credere vera la finzione e a proclamare, con grande presunzione, che quella dei sensi è l’unica realtà possibile, pretendendo di confinare l’universo alle nostre percezioni.
«Non lo percepisco, dunque non esiste», come se il mondo fosse modellato sull’uomo e non il contrario.
Un infondato e del tutto errato percipio, ergo sum: la scienza e il pensiero umano continuano a reggersi su questo.
E se a qualcuno venisse l’idea di mettere in dubbio i sensi, il sistema ha escogitato come diffamarlo: lo chiama alternativo, visionario, negazionista, inventa dogmi e leggi per smontargli le tesi e, se insiste, lo bolla di complottismo e prova ad eliminarlo.
Così il sistema crede di difendere le proprie menzogne, mettendo in ginocchio chi, vedendo più in là, continuerà a pensare «eppur si muove», il sistema si illude di proteggere le sue verità con le leggi, quando la verità, in quanto tale, non ha bisogno di essere protetta. Se la si cerca di proteggere, è menzogna.
Sono pochi i coraggiosi che assalgono apertamente il sistema, pensiamo anche soltanto, nel Quattrocento, a quel Giovanni Pico della Mirandola che sfidò l’Inquisizione con novecento tesi «eretiche». A ventitré anni.
Se state leggendo questo libro, difficilmente vi sentite allineati al sistema e magari avete già nutrito dubbi sulla vera natura delle cose. Dubitare è sublime, divino, permette di progredire nella conoscenza.
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È tutto creato da noi stessi. Siamo noi a scegliere la parte da interpretare e siamo sempre noi a costruire la trama, cercando di recitare al meglio. Come nelle più sofisticate realtà virtuali.
Molti si fermano all’effetto che il film produce in loro, lo ritengono vero, le apparenze sembrano accontentarli, appagati dall’illusione, senza cercare oltre. Senza provare a capire cosa ci sia al di là dello spettacolo. Sono pronti a negare perfino l’evidenza.
[…]
Platone avrebbe anche potuto parlare di realtà virtuale, sempre che l’informatica fosse insegnata nelle scuole di Atene.
La migliore trasposizione della caverna in chiave contemporanea sarebbe proprio la realtà virtuale.
La si può sperimentare come un videogioco, dotato di un sofisticato visore con cuffie acustiche, sensori di movimento e guanti speciali per le percezioni tattili.
Dopo di che il gioco comincia e ci troviamo immersi a 360° in un’altra realtà e, cosa più importante, proviamo tutte le sensazioni come se fossero reali. Ci potremmo mettere a ridere o a gridare per lo spavento. Potremmo anche piangere.
Come se. Come se fosse tutto vero. Le stesse sensazioni, pur in assenza di corpi fisici e di azioni reali.
Proviamo rabbia o paura, ma, con la conoscenza che si tratta di finzione, abbiamo consapevolezza che tutto è virtuale.
Magari in un momento di grande paura potremmo pensare: che importa, tanto mi basta spegnere, è soltanto un gioco virtuale, con un suo termine.
Facciamo adesso un’ipotesi, per assurdo.
Immaginiamo di non disconnetterci dal gioco virtuale nel quale siamo immersi e di proseguirlo fino al giorno dopo. E anche quello seguente e quello dopo ancora.
Intanto continuiamo a vivere le avventure che ci vedono protagonisti e le emozioni del personaggio che abbiamo scelto, mentre il gioco va avanti, coinvolgendoci pienamente, senza interruzione per tutta la settimana e anche per quella seguente. E continuiamo a giocare, sempre, giorno e notte, senza mai riposare, poiché il riposo viene scandito dal gioco stesso e in questo modo è già trascorso un mese.
Ma il gioco continua anche per tutto quello successivo e così prosegue, di mese in mese, mentre siamo sempre più intrappolati nelle avventure di un personaggio diverso da noi, che però interpretiamo in quell’interminabile gioco e nel quale ci stiamo gradatamente identificando.
È naturale che, col passare del tempo, il nostro personaggio ci coinvolga al punto che, un po’ alla volta, ci assimili a lui.
Sono già trascorsi sei mesi nella realtà virtuale, poi un anno. Un anno intero e siamo sempre di più quel personaggio.
E poi ancora un anno e mezzo, due, due e mezzo… a quel punto, prima o poi, verrà il momento in cui non penseremo più «tanto tra poco finisce», non lo penseremo poiché non ricorderemo più di avere iniziato quel gioco, né chi siamo poiché sarà passato tanto di quel tempo che ci saremo ormai identificati nel personaggio di quella lunghissima avventura.
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