Il conflitto biologico

5 Lug 2026 | Letture Utili | 0 commenti

Una lettura di circa 7 minuti

Fabrizio Camilletti è un operatore olistico che proviene da studi di Medicina Cinese, Tuina e di Medicina Germanica, ed è l’ideatore della Medicina Biologica Emozionale (MBE).

Abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente l’autore e di sentirlo presentare la sua MBE.

La realtà della biologia è che ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, nel modo di sentire, agire ed esprimersi.
Conoscendo il mio modo d’essere, mi comporto nella mia modalità unica e irripetibile.

Il libro che ti presentiamo oggi – Il conflitto biologico – nasce da una domanda che fu posta a Hamer:
– Perché le persone si ammalano, se tutto segue le leggi biologiche?

E la sua risposta fu:
– Noi non viviamo in un mondo biologico; tutto è snaturato, per cui è ovvio che ci ammaliamo.

Camilletti ne dedusse che non siamo in grado di difenderci dal mondo creato da noi stessi.

Leggendo questo testo entriamo dentro di noi per conoscere come siamo fatti, come da bambini ci formiamo e ci “costruiamo” biologicamente giorno dopo giorno, e possiamo comprendere come una situazione conflittuale potrebbe alterare il nostro equilibrio. Troviamo alcune chiavi che ci permettono di modificare la nostra vita (interiore ed esteriore) in modo più funzionale.

Il libro inizia descrivendo le tappe in cui si forma il corpo del bambino – dai foglietti embrionali, all’endoderma, mesoderma ed ectoderma: ogni parte ha le sue specifiche funzioni biologiche e un collegamento al relativo conflitto. Poi volge lo sguardo all’adulto che quel bambino è diventato, e ai suoi comportamenti.

Sin da bambini, siamo inseriti in un piano evolutivo, e siamo programmati per migliorare la nostra vita. Tutte le esperienze che il bambino crea e vive hanno lo scopo di formare un adulto inserito in un ambiente in cui reagisce utilizzando le caratteristiche della sua personalità, che si sono formate in base alle esperienze avute nell’infanzia.

I conflitti che viviamo, li creiamo noi stessi. Tutto ciò che succede e che facciamo risponde a un senso biologico legato al senso della vita.
Il libro aiuta ad avere una lettura più ampia, non solo del conflitto, ma della vita intera.

La realtà della biologia è che ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, nel modo di sentire, agire ed esprimersi.
Conoscendo il mio modo d’essere, mi comporto nella mia modalità unica e irripetibile.

Quando usiamo modalità che non ci sono proprie, o viviamo situazioni che non sono in linea con noi stessi, ci ammaliamo. Allora abbiamo la necessità di riconoscerci e di essere riconosciuti come unici: non siamo uguali ad un’altra persona, ma non siamo neanche diversi, siamo UNICI!

Quando nasce un disagio, in esso è già presente tutto ciò che occorre per attivare la soluzione.

Alla fine del testo, sono riportati alcuni casi reali di persone con patologie.

L’autore invita a non associare direttamente lo stato emotivo alla malattia, ma a collegare la patologia alle caratteristiche comportamentali della persona, al fine di comprendere che COME facciamo ciò che facciamo ha un’influenza sul nostro equilibrio nettamente più grande di COSA facciamo.

Un libro molto chiaro, gradevole nella lettura e ricco di nozioni interessanti che spingono a rimetterci in gioco per ritrovare la nostra integrità personale.

Il conflitto biologico

Di seguito trovi un breve estratto del libro.
L’identità biologica

Il concetto di identità, in biologia, è il riconoscimento del nostro modo di essere nell’ambiente, dove esterniamo in modo concreto il nostro stato interiore.
Possiamo anche dire che l’identità dà forma al contenuto dell’Io, il quale si confronta con l’ambiente materiale, che rappresenta il terreno dove poter agire quotidianamente.

L’identità si confronta con l’Io per comprendere se uno stimolo che giunge dall’ambiente gli appartiene o meno, e questo sia in senso assoluto che in base alle circostanze.

Facciamo un esempio per comprendere. Un amico ci propone di fare un giro a cavallo.
Per prima cosa, ci chiediamo se andare a cavallo ci piace (ci appartiene) = contenuto dell’Io, poi la risposta può essere “sì certo, però preferisco una passeggiata leggera” = forma del contenuto dell’Io = identità.

Va da sé che, se il mio è per far felice l’amico, ma in realtà quell’attività non mi appartiene, la mia identità perde valore.

L’ambiente è per noi una continua fonte di stimoli che, non solo permettono al nostro fisico di mantenersi attivo, ma producono nel tempo la capacità di sviluppare e modellare il nostro corpo in modo da renderlo funzionale all’ambiente circostante.
Anche la forma fisica è pertanto da considerarsi un’espressione della nostra identità.

[…]

Se volessimo assimilare il processo di evoluzione a un fiume, potremmo dire che l’acqua rappresenta l’uomo, l’alveo rappresenta il suo ambiente, e lo scorrere dell’acqua l’evoluzione stessa. Come tra il fiume e il suo letto esiste una connessione che li lega, anche l’uomo e l’ambiente (inteso come luogo e persone) sono connessi in modo biunivoco.

La quantità di acqua non è mai la stessa, può aumentare come può diminuire e questo fa cambiare il rapporto tra il fiume il suo letto: se l’acqua aumenta, i margini del fiume devono essere più capienti per contenerlo, se l’acqua diminuisce, il terreno si asciuga e si riempie di erbe.

Il conflitto si manifesta, nell’esempio, quando il fiume altera la sua portata d’acqua imponendo un cambiamento anche nel letto dove scorre; ovvero, il conflitto evidenzia la necessità di un cambiamento nella relazione tra i due elementi per ritornare all’equilibrio nel rispetto delle leggi della natura all’interno del processo evolutivo.

Nella nostra vita ciò che accade è praticamente simile nella sostanza, ma un po’ più complicato nella sua applicazione. Qualunque sia la relazione che l’uomo vive, sul piano affettivo, nel lavoro, o in una qualunque altra situazione, l’interazione tra i due sistemi (uomo e ambiente) è sensata se avviene nello stato di armonia. Ogni volta che questo equilibrio manca, il conflitto nel suo contenuto specifico della situazione si accende in attesa di ripristinare lo stato di equilibrio o di armonia.

L’equilibrio, infatti, è il risultato dell’adattamento nell’ambito del processo di evoluzione, e il conflitto, che viene vissuto dal corpo, esprime quelle memorie o esperienze maturate che necessitano di essere completate o rafforzate. Questo modello rappresenta il vero cardine del processo di trasformazione.

Un esempio pratico potrebbe essere dato dal rapporto tra genitori e figli. Senza entrare troppo nel dettaglio, è sicuramente uno dei legami che chiede cambiamenti continui e, talvolta, repentini. Pur rimanendo fisso il concetto di base che il rapporto genitori-figli è caratterizzato, tra le altre cose, dal senso di protezione e dal senso di responsabilità, la modalità con cui si esprime cambia man mano che il figlio cresce.

I conflitti che nascono tra genitori e figli hanno lo scopo di creare un equilibrio tra loro attraverso il cambiamento che sia il figlio che il genitore, sul piano biologico, dovranno fare secondo le tappe di crescita.

Questa è la funzione dei conflitti: accendere delle azioni o “programmi biologici”.

[…]

Il linguaggio biologico presume che noi, come persone, rivestiamo sempre il ruolo di protagonisti della nostra vita, sia quando questo è la conseguenza del nostro comportamento attivo, sia quando, invece, è l’ambiente che viene ad alterare la nostra quiete interiore.

Pensare che tutto quello che ci accade sia collegato a noi, è sicuramente uno dei pensieri più difficili da accettare.

Credere di inciampare mentre camminiamo a causa di un gradino spostato, o avere il mal di schiena dopo aver mosso carichi pesanti, o prendere l’influenza per un colpo di freddo, sono solo una parte della verità.

Tutto quello che viviamo accade perché rientra in un processo che segue regole precise. Il nostro corpo, fatto di svariati milioni di miliardi di cellule, non può permettersi di reagire in modo casuale, senza seguire cioè passaggi ordinati di un processo specifico.

La mente razionale vede il sintomo o la malattia come un difetto del funzionamento del nostro organismo, il corpo, invece, manifesta un sintomo per evidenziare un comportamento anomalo tra la persona e l’ambiente.

Il sintomo, in questa visione, è la segnalazione che il comportamento assunto non è coerente con il sistema. Pertanto, il sistema manifesta: un’alterazione fisiologica, un comportamento disfunzionale e un compromesso nella relazione individuo-ambiente.

Tutto questo per finalizzare alla ricerca del miglior adattamento possibile, anche se questo può costare al corpo di modificarsi in modo patologico.

Facciamo qualche esempio.

Una donna si sente costretta a vivere in casa con i suoceri, per motivi economici, infatti, lei e suo marito non possono permettersi una casa tutta loro. I suoceri hanno un comportamento invadente e dominante sul loro rapporto tanto da condizionare le scelte della coppia sul modo di vivere.

Sul piano fisico, questa donna manifesta una cistite ricorrente. Il senso biologico della cistite è quello di “non sentire un territorio marcato a sufficienza”.

Il fatto che il sintomo si ripresenti costantemente sta indicare che il conflitto rimane attivo, ovvero, non si attuano azioni tali da porre fine al problema. Il sintomo, in questo caso, funge da compromesso tra questa donna e la convivenza in un territorio che sente di non riconoscere completamente.

La mente, ovviamente, cerca immediatamente di correre a ripari, di trovare velocemente un rimedio, in modo da fare sparire il disturbo e ritornare al benessere. Come vedremo meglio in seguito, contenere il singolo sintomo abbassandone gli effetti ha la sua efficacia e la sua importanza, ma ciò che non dobbiamo tralasciare è il comportamento che ha condotto alla sua comparsa.

Dovremmo riflettere, infatti, sul “come” e sul “cosa” ci ha portato a manifestare un sintomo, per poter evidenziare come nel nostro agire qualcosa non funziona come dovrebbe.
Ma non solo.

Il sintomo, grazie al suo contenuto emotivo, ci dà indicazioni precise sul nostro comportamento inappropriato, ed è proprio attraverso questo contenuto che abbiamo la possibilità di attivare un processo che ci riporta verso il nostro equilibrio e quello di tutto il sistema.

Non curiamo solo il sintomo ma curiamo anche il nostro comportamento, educandoci a non ricadere nella stessa situazione.

Hai già avuto modo di leggere questo libro? Ti incuriosisce?

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O scrivici a info@biofotoni.com.

Il libro è disponibile sul sito di Medicina Biologica Emozionale: clicca qui.

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Deve essere pertanto chiaro che i prodotti creati dal dr. Oliviero e dall’ing. Stefani non vanno in alcun modo intesi per trattare, curare o attenuare alcuna condizione medica di qualunque genere, ma unicamente come approcci e metodi filosofici aventi lo scopo di aumentare il proprio benessere.