Esistono i folletti?
In questo viaggio tra il mito, il divino, il paganesimo, l’animismo e le tradizioni popolari, ne troviamo traccia in tutto il mondo.
L’autore Carlo Lapucci, fiorentino doc, è un saggista, esperto di antropologia culturale e tradizioni popolari, e ci ha regalato un testo interessante, piacevolissimo e frutto di una ricerca approfondita tra le regioni d’Italia, con alcuni collegamenti esteri (Germania, nord Europa, Inghilterra).
Informazioni verificate, una ricerca attenta con una documentazione incredibile che specifica origini, caratteristiche, tendenze e personalità di questi folletti.
Il sottotitolo del libro, “Il reame dei folletti“, è “frantumi di una concezione arcaica del divino”.
Lassù sulle cime ventose,
laggiù nelle valli di giunchi,
non osiamo andare a caccia
per paura dei piccoli uomini.
Buona gente, piccola gente,
che si raccoglie insieme a frotte;
verde giacca, rosso berretto,
e bianca penna di gufo!
William Butler Yeats
Sono tutti uguali i folletti?
Certamente tutti sono scherzosi, dispettosi, permalosi, e amano dare fastidio e tirare scherzi e burle agli esseri umani.
Tendono a innamorarsi (platonicamente) delle belle fanciulle e per loro possono fare i lavori domestici in modo ottimo e velocissimo; diventano servizievoli e generosi, ma richiedono moine e gentilezze.
Amano ballare e divertirsi, spostarsi con il vento, mangiare e rubare, intrecciare i crini dei cavalli (una sorta di fattura, secondo la credenza popolare).
Si fanno vedere da pochissime persone, infatti tendono a utilizzare il cappuccio o cappello che li rende invisibili.
Vestono in modo vario: chi ha il saio, chi belle scarpe eleganti con la fibbia, chi zoccoli chiassosi, ma tutti hanno il cappuccio magico!
Se si riesce a rubarglielo, essi perdono tutti i loro poteri magici! E faranno di tutto per recuperarli…per poi vendicarsi.
Non si sa da dove vengano, un reame magico a cui possono tornare quando vogliono, un luogo ricco di oro e pietre preziose.
In tal senso essi sono i custodi delle pentole piene di tesori.
Ma nani e gnomi sono forse folletti? Assolutamente no!
E in un bel capitolo del libro l’autore traccia le caratteristiche di ognuno degli esseri magici, la differenza tra elfi, nani, gnomi, geni, pisani, pooka, lari, e moltissimi altri.
Pochissime tra queste creature hanno tendenze davvero maligne, sebbene alcune – solitamente nordiche – siano accostate ai diavoli.
L’autore ha trasfuso nel libro studi profondi della cultura popolare: partendo dal nome, dal suo aspetto, la sua natura, il modo di abbigliarsi, cosa mangiano e quali scherzi amano fare, come giocano, qual è la loro provenienza, quali i comportamenti, in quali ambienti vivono o amano nascondersi, in che modo si rivelano al mondo.
Vi troviamo persino una simpatica lista anagrafica dei folletti! A ogni regione il suo nome (o più di uno).
Alla fine del libro sono incluse una ventina di piccole storie sui folletti, narrate di padre in figlio, che raccontano la strana convivenza di queste creature con gli esseri umani.
Un documento prezioso, coadiuvato con alcune immagini in bianco e nero di Lido Contemori, che rendono più vive e autentiche queste creature fatate ed eterne.
Le tradizioni popolari non muoiono facilmente, e ricordiamoci che ognuna delle credenze deriva sempre da una piccola verità….
Leggere questo buon libro e restituire un po’ di incanto ai nostri mondi, con la leggerezza e lo scherzo dei folletti, non può che farci tanto bene!
Soprattutto in questo periodo magico delle Feste Natalizie.
Si dice che i folletti abbiano un luogo lontano dal quale provengono e dove ritornano quando sono stanchi di stare in mezzo agli uomini. Di quel paese non si sa nulla perché i folletti non ne hanno mai parlato con nessuno, rivelando solo che nel loro paese non piove mai e ci sono cose così strabilianti che nessuno le crederebbe.
In quel luogo arcano si trovano tutte le cose che sono nel nostro mondo, meno gli esseri umani; degli animali mancano solo quelli velenosi e feroci. Inoltre tutti gli oggetti che sono spariti dalla nostra terra e non si sono più trovati, si ritrovano nel loro mondo.
Cosa facciano e come vivano là quegli esseri nessuno lo sa.
Ci si accorge di come vadano le cose da quelle parti quando tornano, perché i folletti, i primi tempi che riappaiono dal loro mondo, portano come bottoni sui vestiti monete d’oro, hanno le tasche piene di brillanti, zaffiri, smeraldi con cui giocherellano e seminano per strada come granturco.
Qualcuno dice che quel regno sia lontanissimo e che i folletti lo raggiungano con parecchie ore di sonno, che un’ora del loro sonno equivale a una nostra distanza tra le stelle più lontane.
Qualche altro crede che invece che quel luogo si trovi dentro il nostro mondo ed esista invisibile, impalpabile accanto alla nostra realtà e anzi, si disponga in molti strati, in settori paralleli, come se fossero tante bambole d’una matrioska.
Si pensa anche che questi esseri entrino nel nostro mondo come punizione di qualche marachella che hanno combinato nel loro reame e in mezzo a noi aspettino di tornare in quella loro specie di paradiso, dove godono la piena felicità.
Non parlano volentieri del loro mondo ma, quando qualcuno di questi esseri ha accennato qualcosa, ne ha parlato come di un luogo di sogno, molto di più del nostro Bengodi e del Paese della Cuccagna.
Là accadono cose inimmaginabili: le porte si aprono da sole quando uno vuole passare, e poi si richiudono senza sbattere; le fogne odorano di arrosto di beccacce; il fango è crema e marzapane, per cui finirci dentro è un piacere; i gatti non rubano salsicce, ma le portano cotte a puntino a chi si sveglia a letto; l’ortica è sempre piena di grappoletti di ribes; dentro i meloni si trova sempre una cartata di prosciutto del migliore; le salite sono tutte discese e le discese restano discese; i sassi sono morbidi come la lana e le noci si spaccano da sole.
Altre meraviglie i folletti non le vogliono rivelare, perché la nostra terra non ci sembri un mondo a rovescio e venga voglia d’andare nel loro.
Si potrebbe comunque riconoscere una caratteristica comune a tutti i folletti, che mi pare il tratto che li distingue: salvo sporadiche ipotesi di carattere letterario, i folletti sono l’unico genere fantastico che non ha patria, né luogo d’origine o, se ce l’ha, non si sa dove sia, come sia, né cosa vi accada, salvo curiose o scherzose illazioni; persino la befana ha la sua casa, l’orco le sue caverne, le fate i castelli.
Il folletto ha come caratteristica d’apparire improvvisamente e magari insediarsi in un luogo senza che si sappia da dove venga; così sparisce senza che si sappia dove vada, senza lasciare tracce del suo fardello personale, che è un fazzoletto annodato per le cocche e infilato in un bastone, e nessuno ha visto mai cosa ci sia dentro.
Tale aspetto conforterebbe l’ipotesi che i folletti siano frammenti d’una arcaica concezione del divino, e il divino non ha casa perché è la casa di tutti.
Per approfondire “Il reame dei folletti” ti consigliamo la visione della presentazione del libro, tenutasi alla Libreria Salvemini, con l’autore e il disegnatore disponibile su YouTube.
Molto interessante anche l’intervista all’autore sulla sua produzione letteraria e sull’esperienza come professore e come fiorentino, disponibile qui.
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O scrivici a info@biofotoni.com.
Il libro è disponibile su il Giardino dei Libri e presso la Libreria Salvemini di Firenze.










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