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Mancano pochi giorni a Natale e non c’è momento migliore per proporti un libro sulle fate, non trovi?

Non è una favola, se questo è stato il tuo primo pensiero.

Il libro che ti consigliamo è una serie di testimonianze di eventi e foto dell’inizio del secolo scorso in Inghilterra, investigati nientepopodimeno che da Sir Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes!

Non c’è nulla di così ingannevole come un fatto ovvio.

Sir Arthur Conan Doyle

Il libro è stato tradotto in italiano nel 1992, dopo 70 anni dall’edizione originaria inglese.

Conan Doyle aveva perso il figlio in guerra, e forse questo episodio doloroso lo aveva spinto a interessarsi allo spiritismo in senso lato. D’altra parte, aveva già scritto sull’argomento alcuni articoli su diversi giornali.

Lo scrittore fu, quindi, coinvolto da alcuni conoscenti a esaminare alcune fotografie davvero speciali.

Siamo nel 1917 a Cottingley, in Inghilterra, e due cugine di 10 e 16 anni, Frances ed Elsie Wright, utilizzando la macchina fotografica Cameo di proprietà del sig. Wright, riescono a fotografare esseri alati e gnomi con cui – dicono – hanno giocato sin da piccole.

Scattano cinque foto, sviluppate in casa dal padre di Elsie. La famiglia preferisce inizialmente non dare pubblicità alle fotografie.
Ma in un convegno antroposofico in cui si parlava di fate, la madre di Elsie, volendo dare un contributo all’evidenza che le fate esistevano, mostra le foto a una signora del comitato organizzativo.

La voce si sparge e la curiosità si accende. Numerosi esami dei negativi vengono fatti da competenti professionisti per verificare che gli scatti non siano artefatti in alcun modo. Del resto, erano le prime foto che le ragazzine scattavano, e non avrebbero avuto la competenza di falsificarle.

Nel 1922 il nostro autore decise di trascrivere nel libro come sia venuto in possesso degli scatti, quante e quali persone furono coinvolte al fine di avere maggiori informazioni, e come queste foto fossero verificate ed esaminate da eminenti autorità del campo, e dichiarate VERE!

Il libro è molto particolare.

Viene sviluppato come una vera indagine, sono riportate lettere e dichiarazioni, interviste e altre testimonianze.

Da questo libro è stato anche tratto un film distribuito in Italia con il titolo Favole, che è stato molto apprezzato dal pubblico. Come ogni film, però, riporta vari elementi aggiuntivi non appartenenti al testo di Conan Doyle.

Non vogliamo toglierti il piacere della lettura rivelando altri dettagli, e lasciamo a ciascuno le proprie conclusioni personali.

Prima di condividere un estratto del testo, ti lasciamo, però, una frase di Frances: «Abbiamo scattato le foto per dimostrare l’esistenza delle fate».

Il ritorno delle fate

Di seguito ti lasciamo un breve estratto del libro.

Nel pomeriggio del 26 agosto, giovedì, in una giornata discretamente luminosa e soleggiata, vennero scattate fortunatamente alcune fotografie, e la cosa si ripeté sabato, 28 agosto.

Le tre fotografie qui riprodotte sono le più singolari e le più sorprendenti di tutte.
Vorrei soltanto che tutti i lettori potessero vedere gli ingrandimenti, straordinariamente belli, ricavati direttamente dai negativi originali.

La grazia squisita della fata in volo supera ogni possibilità di descrizione. Tutte le fate, invero, sembrano delle eccezionali Pavlova in miniatura. La foto successiva, quella della fata che offre un fiore a Iris, è un modello di posa garbata e dignitosa; ma è sulla terza che vorrei attirare una particolare e minuziosa attenzione. Sicuramente mai prima d’ora è stata fotografata una dimora di fate!

La sagoma che si trova al centro della foto, simile ad un etereo bozzolo, e una crisalide dischiusa, lievemente sospesa sull’erba, è la dimora o culla delle fate. Accovacciata sul margine superiore di sinistra, con l’ala ben distesa, v’è una fata che sta considerando se sia ora o no di alzarsi.

[…]

Lo scettico naturalmente obietterà che per tutto ciò noi disponiamo solamente della loro parola, ma non è così.

Il sig. Gardner aveva un amico il quale aveva ricoperto un incarico di grande responsabilità nel Corpo dei carristi, durante il tempo di guerra.
Si trattava di un gentiluomo di insospettabile rettitudine e, nel prestarsi alla bisogna di cui dirò, non nutriva di certo l’intenzione di ingannare, di prendere in giro, o altro scopo che si possa immaginare.
Egli ha per un lungo tempo goduto dell’invidiabile facoltà della chiaroveggenza, e in altissimo grado.

Al sig. Gardner venne in mente che avremmo potuto servirci di lui per verificare le affermazioni delle ragazze.
Dimostrando un notevole senso dell’umorismo, egli accettò di sacrificare una settimana delle sue brevi e del tutto insufficienti vacanze a questa nostra curiosa esigenza. E sembra che i risultati lo abbiano ampiamente ripagato.

Ho davanti a me le sue relazioni, sotto forma di appunti da lui trascritti non appena vedeva effettivamente i fenomeni che vi sono registrati. Come si è precedentemente detto, il tempo era nel complesso brutto, nonostante qualche occasionale schiarita. Postosi a sedere insieme alle ragazze, egli vide tutto ciò che esse videro, e anche di più, poiché le sue facoltà di veggente si rivelarono di portata e intensità notevolmente superiori.

Una volta individuata un’apparizione, egli indicava alle ragazze il luogo dove essa era avvenuta, chiedendo quindi loro di farne una descrizione, che è risultata sempre corretta e appropriata, anche se naturalmente contenuta entro i limiti dei loro poteri di chiaroveggenza.

L’intera valletta, stando al suo resoconto, brulicava di molteplici forme di vita primigenia, ed egli vide non soltanto elfi silvestri, gnomi e folletti, ma scorse anche galleggiare sulle acque del ruscello le ondine, che appaiono assai più raramente.

Dai suoi appunti, in verità piuttosto disordinati, traggo un lungo brano che può costituire un capitolo a sé.

Hai già avuto modo di leggere questo libro? Ti incuriosisce?

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