Nella seconda metà della sua esistenza si dedicò alla stesura di innumerevoli saggi di argomento sociologico, spirituale, religioso e filosofico.
Tolstoj
Nobile di origine, facoltoso proprietario terriero, aprì gli occhi sul decadimento della vita degli esseri umani e sullo sfruttamento dei lavoratori e dei contadini.
Si immerse nella Natura della sua tenuta di Jasnaja Poljana, e ne ricavò insegnamenti profondi che volle riportare in molti testi pubblicati su riviste o come prefazioni a libri di altri autori.
L’amore per la Natura e le sue creature lo avvicinò all’igienismo moderno, in quanto divenne prima vegetariano e poi vegano.
Amante della vita all’aria aperta e dello sport, andò a cavallo e fece ginnastica fino a pochi giorni prima di morire.
Istituì una scuola per i suoi contadini.
Cercò di consapevolizzare i suoi simili, enfatizzando la dannosità dei narcotici (dal bicchiere di vino all’alcolismo, dalla sigaretta alle droghe), e prese posizione a favore dei contadini, cercando modalità che potessero renderli meno schiavi.
Questi e altri temi simili disturbarono i nobili e persino lo zar, per cui iniziò a essere escluso dalla vita sociale russa dell’epoca e si ritirò per sempre in campagna.
Il libro che ti suggeriamo oggi è una raccolta di varie sue pubblicazioni e appare utile riportare l’indice degli argomenti:
1. Contro l’alimentazione carnea
2. I narcotici
3. Contro la caccia
4. Contro la proprietà fondiaria
5. Lettera ad un contadino
6. Sul significato della Rivoluzione Russa (inedito per l’Italia)
7. Che si deve fare? (Vita in città – Vita in campagna – Sulla Scienza e sull’arte – Sul lavoro e sul lusso – Alle donne)
8. Le relazioni tra i sessi
A noi interessa porre alla tua attenzione i primi 5 capitoli, che mostrano la sua visione nitida e veritiera contro narcotici, caccia e l’alimentazione che preveda il consumo di carne (sottolineando l’atrocità dell’uccisione degli animali e la conseguente mancanza di consapevolezza degli uomini che vivono nella menzogna, in quanto non vogliono vedere macellare quelle povere creature ma ne gustano volentieri i corpi), nonché la necessità che l’uomo cresca forte nella virtù e nella morale, senza abbandonarsi continuamente a piaceri (dalla gola alla lussuria) che lo rendono molle e manipolabile, e lo allontanano dalla propria spiritualità.
Ovviamente occorre tener conto che si tratta di testi scritti quasi 150 anni fa, e gli altri argomenti tendono a risultare alquanto obsoleti in alcuni punti; mentre i temi da noi indicati – non dubitarne – sono talmente attuali da lasciare il lettore impressionato.
Il nostro auspicio è che tu ti avvicina alla lettura del testo con mente curiosa e spirito umile.
Un grande della letteratura ci ha lasciato tanti grandi saggi, con qualcosa da imparare in ogni pagina.
Ed è infatti evidente che l’uomo, il quale non sa dominare se stesso, diviene facilmente preda di tutte le bramosie e quindi gli riuscirà impossibile condurre una vita morale.
Prima di votarsi alla generosità, all’amore, al disinteresse, alla giustizia, è necessario che l’uomo impari a vincere se stesso e sia abbastanza forte, per dominare all’occorrenza i suoi appetiti.
Invece noi riteniamo tutto ciò inutile, siamo convinti che l’uomo può condurre un’esistenza strettamente morale, anche se si abbandona alle sue inclinazioni per i piaceri o per il lusso, fino a quel grado estremo a cui si è giunti in questo nostro mondo.
Sembrerebbe che da qualsiasi punto di vista – utilitario, pagano o cristiano – lo si esamini, l’uomo che sfrutta per il proprio piacere il lavoro altrui – e spesso un lavoro affannoso – agisca male e che questa sia la prima cosa a cui deve rinunciare chi si impegna a vivere una vita onesta.
La conferma innegabile, che gli uomini contemporanei non considerano l’astinenza pagana e l’abnegazione cristiana qualità buone e desiderabili, si trova nel moderno sistema educativo; invece di cercare di rendere il bambino forte e coraggioso, lo si abitua alla mollezza, all’ozio fisico, al lusso, e non gli si insegna a dominare i suoi impulsi.
L’educazione di certi ragazzi del nostro mondo dovrebbe spaventarci, tanto più quando se ne osservano i risultati, lo sfacelo che essa produce nella psiche di questi ragazzi, così accuratamente rovinati dai loro genitori.
Vengono inoculate nei bambini abitudini di mollezza, quando il piccolo essere non ne comprende ancora il significato morale. E non soltanto viene eliminata l’abitudine alla temperanza e al dominio di sé, ma all’opposto di quel che avveniva nella educazione dei bambini di Sparta e in generale del mondo antico, queste facoltà vengono completamente atrofizzate.
Il fanciullo non solo non viene avvezzato al lavoro produttivo, a concentrare la propria attenzione, all’autocontrollo; a saper riparare quello che rompe, a far l’abitudine alla stanchezza e alla gioia che dà un lavoro condotto a termine, ma viene educato all’ozio fisico e al disprezzo per ogni prodotto del lavoro, a romper le cose, rovinarle, buttarle via e a comprar poi col denaro tutto quello che gli passa per la mente, senza pensare a come vengono fatte le cose che egli compra.
E se anche il ragazzo, una volta cresciuto, sente che la sua vita è cattiva e bisognerebbe cambiarla, quelli che passarono per quello stesso conflitto e capitolarono si gettano su colui che vorrebbe cambiar vita e cercano in tutti i modi di persuaderlo dell’inutilità dei suoi sforzi e di provargli che l’abnegazione e l’austerità non sono affatto necessarie per essere buoni, che si può, pur amando la buona tavola, il lusso, e anche la lussuria, essere un uomo utile alla società e perfettamente onesto.
Questa lotta di solito finisce in modo miserando, perché il giovane estenuato si sottomette alle idee correnti, cessa di ascoltare la voce della sua coscienza, ricorre a sotterfugi per giustificarsi di fronte a se stesso e continuare così la sua vita depravata.
Si persuade che egli la riscatta con la fede nella redenzione e nei sacramenti, o con il culto della scienza, dell’arte, della patria. Oppure se continua a lottare, soffre, impazzisce o finisce per spararsi.
[…]
Ed è per questo che, in tutte le dottrine etiche, la purificazione comincia con la lotta contro il vizio della gola e con l’astensione dal cibo.
Ma nella nostra società la prima virtù, l’astinenza, è del tutto dimenticata, così come è misconosciuta la progressione delle tappe da percorrere per l’acquisto di tale virtù, e la pratica del digiuno è stata abbandonata e considerata superstizione sciocca ed inutile.
Invece, come la prima tappa della vita morale è l’astinenza dai piaceri materiali, così la prima tappa dell’astinenza è il digiuno.
Si può desiderare di essere buoni, illudersi di operare il bene, senza digiunare; ma in realtà è come pretendere di camminare, senza prima essersi alzati in piedi.
La ghiottoneria, al contrario, è il primo segno di una vita immorale e purtroppo un segno assai diffuso fra gli uomini della nostra epoca.
Osservate i volti e i corpi degli uomini dei nostri giorni, nella nostra società: i doppi menti, le gote cascanti, le membra obese, l’addome prominente sono eloquenti manifestazioni di una vita dissoluta. E come può essere altrimenti?
Domandatevi qual è l’interesse principale della loro vita.
La risposta può sembrare strana, perché noi siamo abituati a nascondere i nostri veri moventi e siamo avvolti nell’ipocrisia; ma lo scopo principale della vita per la maggior parte degli uomini della nostra società è la soddisfazione del palato, mangiar bene, la voracità.
Dai più poveri ai più ricchi, l’ingordigia, mi sembra, è lo scopo primario della vita, il suo primo piacere.
Il popolo lavoratore vi rinuncia solo perché costretto, ma appena ha il tempo e i soldi segue l’esempio delle classi più elevate e mangia e beve finché può. Più riesce a mangiare e più crede di diventare non solo felice, ma anche forte e sano. E le classi elevate lo confermano in questa convinzione, con il loro esempio.
Guardate la vita dei ricchi, ascoltate le loro conversazioni. Che argomenti elevati! Filosofia, scienza, arte, poesia e la questione dell’equa ripartizione delle ricchezze e l’elevazione del popolo e l’educazione dei giovani.
Ma in realtà per i più si tratta di una menzogna.
Tutto ciò non li occupa che di passaggio, fra un pasto e l’altro, quando lo stomaco è pieno e non è più possibile continuare a mangiare.
L’unico vero interesse di uomini e donne, specie non più giovani, è mangiare.
Come mangiare? Che cosa mangiare? Quando? Dove?
Non c’è una solennità, un avvenimento gioioso, una inaugurazione, che trascorra senza un banchetto. Osservate la gente che viaggia, ciò risulta ancor più evidente.
«I musei, il parlamento, le biblioteche come sono interessanti! … E dove mangeremo? Dov’è che si mangia meglio?».
E qual è la cura principale della padrona di casa? Di cosa parlano più spesso fra loro le massaie?
E se la conversazione delle signore dell’alta società non si occupa, di tale soggetto, non è perché siano più istruite o abbiano interessi più elevati, ma semplicemente perché hanno i domestici, che se ne occupano.
Qualunque sia l’occasione per cui ci si riunisce: battesimi, matrimoni, funerali, consacrazione di una chiesa, anniversari della morte o della nascita di un grand’uomo, i più nobili interessi sembrano preoccupare le persone, ma è solo un pretesto.
Tutti sanno che si mangerà bene e si berrà meglio e per questo si interviene. Già parecchi giorni prima di queste feste si abbattono, si scannano animali, si portano cesti di vettovaglie, i cuochi, gli aiuto-cuochi, gli sguatteri, tutti vestiti di bianco, si mettono al «lavoro».
I capocuochi impartiscono gli ordini, i cucinieri affettano, impastano, lavano, dispongono, ornano. I solenni maître d’hotel esaminano, calcolano, tutto da veri artisti. Il fioraio dispone i fiori, i lavapiatti… tutto un esercito di persone è al lavoro.
Si consuma il prodotto di migliaia di giornate lavorative e tutto questo per onorare la memoria di un uomo celebre, di un amico defunto o l’unione di due giovani.
Nelle classi medie o inferiori è la stessa cosa.
La soddisfazione del ventre si sostituisce talmente al vero oggetto della riunione, che in greco e in francese la stessa parola «noce» designa sia le nozze che la baldoria.
Ma almeno nei ceti più bassi non si dissimula questo sentimento.
Presso i ricchi invece si affetta di considerare questi banchetti una necessità, dovuta all’uso e alle convenienze. Intervenire è per loro una corvée, ma provate a servire invece di piatti raffinati qualcosa di più semplice, del bollito per esempio, e vedrete la tempesta che si scatenerà!
In realtà il sentimento che primeggia in tutti costoro è la ghiottoneria.
La soddisfazione dei bisogni ha dei limiti, il piacere non ne ha. Per soddisfare la fame, basta il pane, la polenta, il riso; ma per soddisfare la gola non c’è limite agli intingoli e agli ingredienti.
Il pane scuro è un nutrimento necessario e sufficiente e la prova ne è che milioni di uomini forti, snelli, sani e che fanno lavori pesanti, vivono quasi esclusivamente di esso.
Ma è meglio mangiare il pane con un companatico, bagnarlo con un brodo di carne, e metter nel brodo verdure assortite. È meglio mangiar poi un po’ di carne e non bollita, ma arrostita a puntino nel burro, e aggiungervi un po’ di mostarda, annaffiando il tutto con vino rosso.
Non si ha più fame? Ma si può mangiare ancora un po’ di pesce con una salsina e berci su del vino bianco.
Sembra di non poter più inghiottire cibi grassi e cucinati? Ma si può prendere un dessert: l’estate un gelato, l’inverno una composta di frutta, un dolce.
Ecco un pranzo modesto. E il piacere ne può ancora essere aumentato: antipasti che stuzzichino l’appetito, gustosi abbinamenti di cibi, e per il piacere degli occhi e delle orecchie: fiori, vasellame prezioso, musica.
E cosa strana, uomini, che fanno tutti i giorni tali pranzi, al confronto dei quali il banchetto di Baldassarre, che provocò l’ira divina, non è niente, sono ingenuamente convinti di poter, nonostante ciò, condurre una vita morale.
[…]
Non si può far finta di ignorare tutto questo.
Non siamo struzzi, né possiamo pensare che se noi non guardiamo quello che ci rifiutiamo di vedere, non c’è.
Soprattutto quando la cosa che non vogliamo vedere è ciò che stiamo mangiando.
E almeno la carne fosse un alimento necessario o almeno utile! Al contrario essa serve solo a sviluppare gli istinti aggressivi, la lubricità, la lussuria, l’alcolismo.
Questo è continuamente confermato dal fatto che i giovani buoni e puri, e soprattutto le donne e le ragazze, avvertono, anche senza rendersene ben conto, che la virtù non si accorda con la bistecca, e quando vogliono divenire migliori, abbandonano l’alimentazione carnea.
Che cosa voglio dimostrare? Che gli uomini, per diventare buoni, devono smettere di mangiare carne? Certamente no.
Io voglio solo dimostrare che, per arrivare a condurre una vita morale, è indispensabile acquistare progressivamente le qualità necessarie e che, fra tutte le virtù, quella che si deve conseguire per prima è l’astinenza dai piaceri materiali e il dominio delle proprie passioni animali.
E per raggiungere tale dominio di sé, l’uomo deve seguire un ordine ben preciso, nel quale la prima tappa sarà la sobrietà nell’alimentazione e un relativo digiuno.
E se l’uomo cerca seriamente e sinceramente di progredire verso il bene, la prima cosa, di cui si priverà, sarà l’alimentazione carnea. Infatti, senza parlare dell’eccitamento delle passioni più basse, che questo cibo provoca, il suo uso è immorale, perché comporta una azione contraria alla morale – l’assassinio – causato solo da ingordigia e golosità.
Alla domanda perché la rinuncia alla alimentazione animale è la prima tappa di una vita morale, viene risposto egregiamente in questo libro e non solo dall’autore, ma da tutta l’umanità, nella persona dei suoi migliori rappresentanti.
Ma perché mai, se l’illegittimità, anzi l’immoralità della alimentazione animale è conosciuta da tanto tempo, non si è ancora arrivati fino ad oggi alla consapevolezza di questa legge? – si domanderanno coloro, che giudicano piuttosto secondo l’opinione corrente che secondo ragione.
La risposta sta nel fatto che i movimenti moralizzatori, base del vero progresso, avanzarono sempre lentamente. La prova però dell’autenticità di un movimento morale sta nel suo carattere di continuità e costante accelerazione.
Questi caratteri si riscontrano nel progredire del vegetarismo, sono espressi assai bene negli scritti che compongono il libro suddetto, e sono confermati nella vita pratica dagli uomini, che tendono sempre più, anche senza esserne pienamente coscienti, a passare dal carnivorismo al regime vegetariano.
Questi caratteri si manifestano, infine, con forza specifica e cosciente, nel movimento vegetariano, che si sta diffondendo ogni giorno di più.
Ogni anno si stampano nuovi libri e riviste che si occupano di questo argomento. Si incontrano sempre più spesso persone, che hanno rinunciato all’alimentazione carnea. Il numero degli alberghi e ristoranti vegetariani – soprattutto in Germania, Inghilterra e Stati Uniti… è in continuo aumento.
Hai già avuto modo di leggere questo libro? Ti incuriosisce?
Facci sapere nei commenti cosa ne pensi.
O scrivici a info@biofotoni.com.
Il libro è attualmente fuori catalogo, ma puoi provare a chiedere informazioni in vari store online, come il Giardino dei Libri e Macrolibrarsi.
Qui sembra essere disponibile.
Di sicuro qualche copia si trova in biblioteca!










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