Al tempo non potevo immaginare che la mia ricerca mi avrebbe portato indietro nel tempo, a studiare antichi manoscritti e a leggere storie di sangue di drago, di guerre, di cacce alle streghe, di monasteri ricchi di manoscritti illustrati a mano e di giardini di erbe aromatiche.
Grazie alle mie ricerche ho visitato antichi templi greci, egizi e romani e ho assistito agli antichi riti della Dea.
Era venerata nell’antica Cina e sulle montagne dell’imponente Himalaya; gli indiani americani conoscevano bene il suo nome, così come i cavalieri nomadi della Mongolia.
Nel passato, pozioni, tinture, oli e foglie venivano trasportati dai mercanti nomadi e facevano il giro del mondo.
Ma questo accadeva prima della spaccatura, quando alcuni uomini decisero di volere il monopolio delle cure.
Vandava Shiva
L’affascinante libro che ti presentiamo oggi deriva dall’esperienza personale dell’autrice, Anna Lord, durante gli anni della cosiddetta pandemia.
Anna Lord viene inizialmente attratta dalla notizia che in Africa la pianta di Artemisia Annua veniva usata con successo per guarire dal Covid-19.
Quindi, bloccata in casa – come tutti noi – insieme al marito, la Lord inizia le ricerche che la porteranno in un passato lontanissimo a scoprire quanto questa pianta fosse conosciuta sin dall’antichità ovunque nel mondo, e utilizzata da curandere, sciamani e nella medicina cinese, ma anche in Africa, dove veniva assunta in particolare per curare la malaria.
Ripercorriamo con la scrittrice i quattro anni passati e le loro follie, mentre questa cerca invano di acquistare l’Artemisia in erboristerie e farmacie, fino a scoprire che è vietata la vendita per scopi terapeutici in Italia e in Europa!
Vi sono legislatori in Italia e in tutta l’Unione Europea, membri della comunità scientifica e dell’OMS, che si fanno letteralmente in quattro per cercare di impedire alle persone di bere una tisana.
E come ho potuto scoprire da sola, questo stato di cose non è affatto recente come si potrebbe pensare.
Tra un capitolo e l’altro ci addentriamo in molte sconcertanti verità tenute all’oscuro ai più per ovvi motivi economici e di potere.
Vengono così alla luce i complotti dell’Occidente contro l’antica Cina e la conseguente diffusione dell’oppio, la distruzione di ogni scuola e medicina antica, affidata alla Natura e alle erbe, a favore di quella moderna e globalista che istruisce i medici a pensare in un solo modo e a indicare prodotti farmaceutici chimici come uniche cure possibili.
Assistiamo a eventi di questo tipo in tutto il mondo e in ogni epoca.
È interessante il cammino attraverso la storia che la Lord ci propone, passando anche dal periodo dell’Inquisizione e da quello nazista degli inizi del secolo scorso.
Sembra che un unico filo intrigante quanto sconvolgente leghi le vicende di questo tipo nel tempo: le streghe di allora diventano i medici coraggiosi dei 4 anni passati, chi fu bruciato sui roghi in piazza e chi nella reputazione professionale attraverso i mass e social media.
Il libro affronta l’esperienza personale dell’autrice e moltissimo altro ancora: scienza, storia, geografia, botanica, veterinaria, giochi di potere, divieti di legge imposti su questa pianta.
La Lord spiega anche come si lavora la pianta per produrre infusi, olii, altri rimedi terapeutici e saponi.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’autrice di persona, durante una presentazione del suo libro, e di poterle parlare privatamente, condividendo le sue idee sul crimine contro l’umanità che è stato commesso in quegli anni, ma soprattutto chiedendo maggiori dettagli su come avesse poi trovato la pianta di Artemisia, durante le sue passeggiate.
Con amore e ironia, e attraverso accurate ricerche, Anna Lord ci riconsegna la visione della dea, come da lei definita, restituendo onore al femminile di ogni tempo e alla pianta stessa.
Dioscoride Pedanio, botanico e medico greco, visse e svolse la sua attività nella Roma imperiale, durante il regno di Nerone.
Divenne famoso per il suo libro, originariamente scritto in lingua greca, intitolato De Materia Medica, che elencava centinaia di piante e i loro usi in ambito medico.
Per molti secoli la sua opera venne considerata una sorta di Bibbia per medici e botanici, e tradotta in molte lingue.
Dioscoride e Plinio, oltre che rammentano, parlando dell’Artemisia, le proprietà stesse encomiate in questo vegetale del vecchio di Coo, aggiungono che l’Artemisia gode eziando della virtù di accrescere i conati dell’utero nell’atto del parto ed accelerare così l’uscita del feto.
(Domenico Bruschi, 1787-1863)
Quando le “Herbarie” greche (donne esperte in erboristeria) furono vendute come schiave per la prima volta in Italia, si portarono appresso le loro conoscenze sulla fitoterapia.
Dioscoride dunque conosceva bene i benefici dell’Artemisia.
La vita delle erboriste greche, note come “pharmakis” e “venefiche” (streghe), non era facile tanto nell’antica Grecia quanto a Roma, dove la medicina era ancora monopolizzata dagli uomini e dove la professione, il più delle volte, doveva essere svolta dalle donne in modo discreto.
Pur essendo noto che, fin dalla notte dei tempi, le donne erano sottoposte a questo genere di stupide discriminazioni, le erboriste greche erano accolte con entusiasmo dalle donne di famiglia ricca, dove servivano come schiave.
Il fatto è che le loro conoscenze erboristiche, le loro misture e gli elisir si rivelarono sempre molto utili nelle questioni femminili.
Sapevano come preparare pozioni e creme per prevenire l’invecchiamento cutaneo precoce e conoscevano tutti i tipi di rimedi per le malattie della pelle.
Sapevano cosa fare in caso di infertilità, dolori o tensioni mestruali, e potevano preparare pozioni sia per rendere più piacevoli i rapporti d’amore, sia per prevenire il concepimento.
Conoscevano anche ricette per aumentare l’appetito sessuale di mariti o amanti, o per diminuire quello di partner troppo irruenti.
Usavano oli, unguenti, balsami e tisane per aiutare le donne durante il travaglio e per lenire i disagi fisici delle madri che avevano appena partorito; e sapevano anche cosa fare per provocare una migliore lattazione.
Ma soprattutto – come ebbero presto modo di scoprire le matrone romane – sapevano esattamente cosa fare in caso di gravidanza indesiderata.
Secondo John Riddle, brillante scrittore e specialista americano di storia della medicina, dopo l’avvento delle erboriste greche nella quotidianità romana, le donne sia dell’antichità, sia del Medioevo e della prima età Moderna, impararono ad usare deliberatamente gli abortivi a base di erbe come mezzo di regolazione della fertilità.
Riddle afferma che nel Medioevo la maggior parte delle donne sapeva che alcune erbe e prodotti erboristici potevano essere assunti per indurre un aborto nelle prime fasi della gravidanza: questa conoscenza era ampliamente condivisa tra le donne, consentendo loro «un controllo sulla propria vita maggiore di quanto si possa pensare».
Oggi è risaputo che alcuni tipi di piante di Artemisia, in particolare l’Artemisia Vulgaris, nel dosaggio corretto possono indurre aborti spontanei nella prime fasi della gravidanza o favorire l’espulsione del bambino durante il parto.
La conoscenza e la saggezza delle “herbarie” veniva trasmessa da donna a donna, da levatrice a levatrice, da erborista a erborista, di madre in figlia.
Il nome Artemisia divenne noto in tutta l’Europa, dagli altipiani della Scozia alle steppe della Russia, fino alla Sicilia e alle isole assolate del Mediterraneo.
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Il libro è disponibile in vari store online, come il Giardino dei Libri.
Il libro è disponibile anche su Amazon.
Anna Lord ha presentato “La Divina Artemisia” in più occasioni.
Ti lasciamo la registrazione della presentazione effettuata presso la Libreria Salvemini e quella di una presentazione online.









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