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Marlo Morgan è una specialista in agopuntura e prevenzione medica, che divenne scrittrice dopo la sua esperienza in Australia, dove fu invitata per alcuni anni al fine di portare avanti un programma di previdenza sociale sugli aborigeni.

La sua esperienza in quelle terre a un certo punto diviene speciale, quando accetta un invito a una cerimonia presso una tribù autoctona che si autodefinisce “la Vera Gente”.

La tribù comincia sempre la giornata ringraziando il Tutto per la luce, per se stessi, per gli amici e per il mondo. Talvolta fanno richieste specifiche, ma sempre accompagnate dalla frase: «se è per mio bene e per il bene di tutte le forme di vita che mi circondano».

Marlo Morgan
Intraprenderà con loro un viaggio di ben quattro mesi nell’Outback australiano, la parte più interna e desertica del continente, senza le abituali comodità occidentali.

Ma privazioni e sacrifici saranno utili per riscoprire la completa armonia con la natura, in cui il cammino non sarà solo attraverso l’Australia ma dentro di sé, e la porterà alla conoscenza e al cambiamento.

Questo libro è fonte di alcune controversie.

L’autrice scrive nella prefazione che si tratta di un’esperienza realmente vissuta, ma scritta sotto forma di romanzo per proteggere le tribù che l’avevano ospitata.

Alcuni conoscitori degli aborigeni affermano che non è reale e che è tutto frutto dell’immaginazione della Morgan, e che gli aborigeni non l’avrebbero accolta tra loro proprio per proteggere la loro cultura.

Ebbene, che la verità sia l’una o l’altra, poco importa.

Si tratta di un libro che lascia un bel segno e invita alla comunione con la natura e con i suoi abitanti, con parole che toccano il cuore e risvegliano la mente.

Come queste, sulla telepatia degli aborigeni:

“La Vera Gente non crede che la funzione della voce sia quella di parlare. Parlare è qualcosa che coinvolge cuore e mente; se si utilizza la voce, si tende inevitabilmente a dire cose futili, poco spirituali. La voce è fatta per cantare, per celebrare e per guarire.

Finché si ha nel cuore o nella mente qualcosa che si vuole nascondere, non si potrà mai fare progressi.
Bisogna sentirsi in pace con ogni cosa.

Dovevo imparare a perdonare me stessa, a non giudicare il passato, ma a trarne insegnamento.
I miei compagni mi mostrarono che è indispensabile essere sincera, accettare e amare me stessa, per poter a mia volta trasmetterlo agli altri.”

E venne chiamata due cuori

Di seguito ti lasciamo un breve estratto del libro.

Un altro giorno, dopo che eravamo stati tormentati da un enorme nugolo di mordaci insetti volanti, chiesi a parecchi come riuscissero a restare così immobili mentre le mosche gli zampettavano addosso, ma in risposta ottenni solo sorrisi.

Ad un certo punto fui informata che il Capo voleva parlarmi.

«Riesci a capire quanto dura il sempre? È un tempo molto, molto lungo. L’eternità. Noi sappiamo che nella tua società voi portate il tempo al braccio, e che è il tempo a regolare la vostra vita, per questo ti chiedo: capisci quanto dura il sempre?»

«Si – risposi – lo capisco».

«Bene. Allora adesso possiamo dirti qualcosa di più. Nel Tutto, ogni cosa ha uno scopo. Non ci sono errori, né stranezze, né incidenti, ma solo cose che gli esseri umani non capiscono. Tu credi che le mosche del deserto siano cattive, infernali, così per te lo sono, ma questo è perché non hai ancora raggiunto il necessario livello di comprensione e saggezza. Invece sono creature necessarie e benefiche. Si infilano nelle orecchie e ne estraggono il cerume e la sabbia che vi si accumulano mentre dormiamo. Non ti sei accorta che noi abbiamo un udito perfetto? E le mosche si insinuano anche nel nostro naso e lo puliscono».

Indicò il mio naso.

«Tu hai le narici piccole, non hai il nostro naso grosso da koala. Nei giorni a venire la temperatura aumenterà ancora, e se il tuo naso non sarà pulito, soffrirai. Quando il caldo è eccessivo, non bisogna far entrare l’aria in bocca. Se c’è qualcuno che ha bisogno di un naso pulito, sei tu. Le mosche zampettano sul tuo corpo e vi si incollano, rimuovendone tutto ciò che deve essere rimosso».

Tese il suo braccio.

«Vedi com’è liscia e morbida la nostra pelle? E ora guarda la tua. Non abbiamo mai conosciuto nessuno che cambiasse colore semplicemente camminando. Quando sei venuta da noi eri bianca, poi sei diventata rossa rossa e ora ti stai seccando e perdendo interi pezzi di te. Non abbiamo mai conosciuto nessuno che lasciasse la pelle sulla sabbia come fanno i serpenti. Hai bisogno che le mosche ti puliscano la pelle».

Sospirò profondamente e mi guardò.

«Gli esseri umani non potrebbero esistere se tutto ciò che è sgradevole venisse eliminato invece di essere compreso. Quando arrivano le mosche, noi ci arrendiamo. Forse ora anche tu sei pronta per fare lo stesso».

Quando udii di nuovo in lontananza il rumore delle mosche, con la mente mi spinsi fino a New York, per la precisione fino ad un esclusivo centro medico-estetico.

Con gli occhi chiusi lasciai che qualcuno mi detergesse le orecchie e il naso. Visualizzai il diploma di estetista appeso alla parete di fronte a me. Centinaia di minuscoli batuffoli di cotone mi pulivano l’intero corpo. Alla fine gli insetti se ne andarono e io fui di nuovo nell’Outback.

Dunque era vero; in certe circostanze la resa è la risposta giusta.

Mi chiesi quante altre cose in passato avessi percepito come negative o difficili, invece di mettermi alla ricerca del loro autentico scopo.

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